Il Patto europeo su migrazione e asilo veniva pubblicato per la prima volta nel settembre del 2020 e nell’aprile del 2024 il Parlamento europeo approvava dieci testi legislativi che di fatto smantellano il diritto di asilo, introducendo l’applicazione di procedure accelerate di respingimento alla frontiera. Il 1° giugno 2026 il Consiglio dell’Unione Europea e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo sul cosiddetto “Regolamento rimpatri”, una riforma che, nelle intenzioni dei legislatori europei, vuole rendere più rapide e coordinate le procedure di espulsione delle persone migranti arrivate o presenti irregolarmente in Europa. Il nuovo Patto europeo sull’asilo e l’immigrazione viene recepito dall’attuale governo con l’ennesimo decreto Legge (Decreto-Legge n. 100/2026) o lo scorso 12 giugno, lo stesso giorno dell’entrata in vigore in tutti gli Stati membri. Si tratta della normativa con cui il nostro Paese recepisce le cosiddette Paf ( procedure accelerate di frontiera) per migranti che provengono da Paesi ad alta probabilità di respingimento, identificati come quelli dove statisticamente meno del 20% delle domande di asilo vengono accolte. Tra le novità più rilevanti c’è l’introduzione dell’Ordine europeo di rimpatrio, che prevede che una decisione di espulsione adottata da uno Stato membro potrà essere riconosciuta ed eseguita direttamente anche negli altri Paesi dell’Unione. Uno degli aspetti più controversi della riforma riguarda la possibilità per gli Stati membri di stipulare accordi con Paesi terzi per la creazione dei cosiddetti “hub di ritorno”. Si tratta di strutture di detenzione amministrativa, situate in paesi che non fanno parte dell’Unione europea, dove possono essere trasferite persone che hanno già ricevuto un ordine di espulsione. Questi centri potranno essere utilizzati sia come luogo di transito in attesa del rimpatrio verso il Paese d’origine, sia come destinazione finale dell’espulsione. Sul fronte della libertà personale, il nuovo regolamento introduce un forte inasprimento delle norme, allungando i tempi di trattenimento fino a 24 mesi a cui si potranno aggiungere una proroga di altri 6 mesi, arrivando a un limite massimo di 30 mesi. Inoltre il regolamento prevede un utilizzo sempre più esteso delle banche dati europee e un ruolo centrale sarà svolto da Eurodac, l’archivio che raccoglie dati biometrici e informazioni identificative dei cittadini stranieri. A tal riguardo le organizzazioni e i professionisti sanitari firmatari di un appello ( tra cui Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM); Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI); Medici Senza Frontiere Italia; Medicina Democratica; Psichiatria Democratica; Rete Mai più lager No ai CPR , Emergency e altri) sostengono che lo screening di salute fisica e mentale venga espropriato del suo fine terapeutico e ridotto a mero atto amministrativo e rivolgono un appello urgente a tutte le figure sanitarie, agli Ordini professionali e alla società civile, chiedendo che ogni percorso di screening avvenga all’interno di strutture del Servizio Sanitario Nazionale, con personale qualificato e mediatori culturali indipendenti, rispettando il principio del consenso informato. La Commissione ha chiesto all’Italia di mettere a disposizione 8.016 posti di accoglienza, la cosiddetta “capacità adeguata”, che il Ministero dell’Interno ha poi suddiviso tra le regioni così suddivisi: in Campania 67 posti a Morcone, in provincia di Benevento; in Emilia-Romagna, 893 posti (540 a Bologna, 220 a Ozzano, 50 a Sasso Marconi, 21 a Bondeno, 42 a Ferrara, 20 a Porto Maggiore). Poi ce ne sono altri 487 in Friuli Venezia Giulia, 20 nel Lazio, 72 in Liguria, 1091 in Lombardia (di cui 945 a Milano), 72 in Piemonte, 290 in Sardegna, 100 in Sicilia, 49 in Toscana, 3.754 in Veneto. Condivisibile la posizione dell’Associazione Italiana di Epidemiologia, della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni e di Medici senza Frontiere che ritengono che la tutela della salute delle persone migranti richieda un cambiamento: abbandonare l’attuale approccio securitario in favore di politiche basate sui diritti umani e sull’inclusione. Solo promuovendo modelli basati sulla solidarietà reale, l’uguaglianza e il rispetto dei diritti umani si potranno garantire migliori condizioni di vita e di salute per le persone migranti, nel pieno rispetto dell’articolo 13 della Dichiarazione universale dei diritti umani in cui è esplicitato che «ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese».
Carmen D’Anzi

