Mai nella scuola italiana si è raggiunto un livello di improvvisazione, incompetenza ed arroganza di tale portata. La riforma dell’istruzione tecnica (DM 29/2026) ha non soltanto scompaginato l’assetto della formazione scolastica superiore ma ha provocato un vero e proprio caos nelle scuole italiane. Un settembre nero si profila all’orizzonte. Studenti, docenti e famiglie sono stati letteralmente travolti dall’ ultima trovata del Ministro Valditara.
La Riforma degli istituti tecnici, in attuazione del DL 144/22, risponde ad un preciso disegno di legge: subordinare la scuola all’impresa, trasformando lo studente in un apprendista precoce. La riforma, quindi, si muove nel solco delle precedenti riforme: Filiera tecnico-professionale 4+2; Licei Made in Italy; Licei TED (transizione ecologica digitale di durata quadriennale) e porta a termine quello che è il progetto regressivo e autoritario del Governo Meloni: il ritorno della vecchia scuola di avviamento professionale. L’allievo deve funzionare come un’impresa trasformandosi in imprenditore di sé stesso.
Con tale riforma, l’azienda entra prepotentemente nella scuola, dettando tempi e programmi. Negli anni ’70 del secolo scorso, operai e studenti conquistavano le 150 ore per il diritto allo studio dei lavoratori, un monte ore retribuito e contrattualizzato per corsi di formazione e un titolo di studio. In questo modo, il mondo del lavoro si appropriava della scuola. Dal 2015(Legge 107, cosiddetta Buona scuola) sino ad oggi, questo rapporto si è rovesciato. Con l’introduzione dell’alternanza scuola lavoro (ora FSL) adesso sono gli studenti ad entrare in azienda e talvolta a “morire” o rimanere seriamente feriti. Gli studenti devono uniformarsi al “Just in time”, cioè devono adattarsi precocemente alla fluttuazione del mercato del lavoro e adeguarsi ad eseguire compiti decontestualizzati e generici. Ora anche i docenti entrano nell’azienda e partecipano ad attività di aggiornamento e di osservazione delle discipline tecnico-professionale mentre ad esperti aziendali, privi di qualsiasi formazione pedagogica, vengono affidati compiti didattici di alto profilo. Tali attività sono finalizzate” all’intensificazione dei rapporti con il sistema produttivo del territorio”.
Ma cosa prevede il famigerato DM 29? Innanzitutto una notevole riduzione del curricolo nazionale. La riforma si applica a partire dalle prime classi dell’anno scolastico 2026-27. La riduzione del curricolo nazionale è di ben 132 ore rispetto al modello precedente. La disciplina più colpita è la Geografia. Vengono eliminate 2 ore nel biennio economico e 6 ore nel triennio ad indirizzo turistico. (Gli indirizzi sono 11, divisi in due comparti l’economico e il tecnologico-ambientale). L’ insegnamento della geografia si riduce soltanto ad un’ora settimanale al primo anno. L’Italiano subisce la contrazione di un’ora nelle quinte classi (33 ore in meno). Vi è poi, una riduzione delle ore dedicate alla seconda lingua straniera, specialmente nel settore economico (2 ore settimanali rispetto alle 3 dell’ordinamento precedente). Nell’ultimo anno l’insegnamento si riduce ad una sola ora settimanale.
La nuova disciplina: Scienze sperimentali (un’ora settimanale)accorperà Biologia, Chimica, Fisica e Scienza della Terra e determinerà un taglio di 231 ore, sconfessando allo stesso tempo, il mantra della centralità delle discipline STEM(Science, technology engineering ,mathematics).L’obiettivo, secondo il ministro, è quello di promuovere una cultura scientifica ,intensificando una didattica che colleghi i diversi insegnamenti attraverso un linguaggio comune e, sul piano metodologico, proponendo attività interdisciplinari. La nuova materia, verrà, infatti, insegnata da docenti diversi ma avrà un unico voto in pagella. I docenti dovranno alternarsi nell’insegnamento e poi ricompattarsi durante gli scrutini per elaborare il voto! Un ‘assurdità pedagogica.
La riforma prevede anche l’anticipo del FSL (formazione scuola lavoro) a partire dal secondo anno, ovvero all’ età di quindici anni! La scuola, quindi, diventa un calco dell’impresa e fa dell’impresa il suo modello ideale. Anche questa scellerata scelta del Ministro si coniuga con le Nuove Indicazioni Nazionali in vigore dal prossimo anno nelle scuole del primo ciclo, laddove è istituzionalizzato l’insegnamento dell’Educazione finanziaria. Nelle Indicazioni nazionali viene sottolineata l’importanza di iniziare precocemente a formare cittadini consapevoli del valore del danaro in nome di una cittadinanza economica attiva e responsabile.
Il decreto ministeriale 29 che riordina i quadri orari e l’assetto degli istituti tecnici è stato, infine, pubblicato ad iscrizioni scolastiche già concluse, rivelando “mancanza di trasparenza e di rispetto” nei confronti delle stesse famiglie. Le iscrizioni sono avvenute su piani di studi diversi da quelli proposti dalla riforma. Per rispondere a questa situazione, i genitori degli studenti coinvolti, sollecitati sia dallo sciopero dei sindacati di base, Cobas in primis , del 7 maggio 2026 che dalle mobilitazioni della Rete dei tecnici e della FLC(seppur limitate alle attività aggiuntive) hanno depositato in data 25 giugno 2026, un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Il ricorso punta all’ annullamento del DM 29 e si fonda su due principi giuridici precisi: violazione del legittimo affidamento delle famiglie (che avevano, appunto, scelto un percorso basato su un ordinamento poi cambiato) e il principio di retroattività dell’ azione amministrativa ,secondo cui una norma non può modificare situazioni già consolidate senza adeguato preavviso. Alla luce di tali contestazioni, (non va trascurato il dissenso espresso in proposito anche dal CSPI) il Ministro Valditara ha fornito indicazioni operative volte a mitigare le criticità di tale riforma. Per evitare il rischio di soprannumerarietà, le scuole possono (devono ,in modo quasi prescrittivo)far ricorso al curricolo a disposizione delle scuole, pari al 20% del monte ore annuo (art.8 DPR 275/1999 ). Tale flessibilità organizzativa, mette però, in moto una frammentazione del sistema educativo nazionale. La discrezionalità nel definire i programmi, scardinerà, inevitabilmente, il principio di uguaglianza e omogeneità dell’ offerta formativa. L’ eccessiva flessibilità curricolare (art.8 DPR 275/99) potrebbe essere interpretata come una violazione della competenza esclusiva dello Stato in materia di “Norma generali sull’ istruzione” (art.117,co 2,lett.N Costituzione )e favorirà inevitabilmente una miriade di ricorsi .Si tratta, in buona sostanza, di una Autonomia Differenziata in salsa scolastica.
Il DM, infine, risponde a un perverso principio della destra italiana: i figli delle famiglie povere non possono studiare per CONOSCERE ,ma solo per IMPARARE un lavoro. Il giorno 8 del mese di aprile c’è stato un incontro di conciliazione tra il MIM e quasi tutte le sigle sindacali che ha portato ad un parziale allentamento delle tensioni ma non ha assolutamente risolto i problemi di fondo della controriforma. C’ è da ricordare, poi, che Consiglio Superiore della pubblica istruzione, chiamato ad esprimere il proprio parere sul provvedimento del governo, oltre a criticare la tempistica della riforma, avvenuta ad iscrizioni già effettuate, ha segnalato forti criticità per le scuole proprio per la nuova disciplina “Scienze sperimentali”. Le classi di concorso dei docenti impegnati in tale insegnamento sono, infatti, diverse.
Dopo gli scioperi del 6,7 maggio e le iniziative della Rete degli istituti tecnici, il Ministro Valditara ha effettuato correzioni al Decreto . Al primo biennio c’è l’eliminazione della quota riservata alle scuole pari a 132 ore. Il corrispondente incremento di 132 ore di scienze sperimentali nell’ area di indirizzo flessibile nel settore tecnologico ambientale. Il corrispondente incremento di 132 ore delle discipline elementi di base da destinare al potenziamento della Geografia e della seconda lingua straniera nell’ area di indirizzo flessibile nel settore economico. Al secondo biennio c’è la diminuzione della quota oraria riservata alle scuole 66 ore. Nella prima stesura 99 ore).Il corrispondente incremento di 66 ore da destinare alle discipline di indirizzo. Al quinto anno la diminuzione della quota oraria riservata alle scuole (-99 ore: da 231 a 132 pari a 4 ore settimanali), Il corrispondente incremento di 99 ore da destinare alle discipline di indirizzo.
Il Ministro, con l’ennesimo gioco di prestigio finalizzato all’eliminazione dei soprannumerari, ha ipotizzato classi di concorso inferiori alle 18 ore(ipotesi certamente censurabile dalla Corte dei Conti) e con il DM 71 ha istituito classi di concorso atipiche(insegnamenti assegnabili a più classi di concorso).Il Ministro non sa più cosa inventarsi per scongiurare la catastrofe creata anche con la complicità dei sindacati concertativi ed autoreferenziali.
Noi Cobas invitiamo i docenti a vigilare e ad opporsi tenacemente alla deriva autoritaria innescata dal Ministro Valditara. Sappiamo che molti dirigenti hanno agito monocraticamente, senza la delibera dei Collegi sulle modifiche del Piano dell’ Offerta Formativa, ma anche quando la normativa è stata rispettata, i Collegi docenti hanno dovuto procedere d’ urgenza ,deliberando senza Linee Guida rispetto alle nuove discipline e con il parere contrario del CSPI. La retromarcia del Ministro e le sue patetiche revisioni della riforma dimostrano, nonostante tutto, che le mobilitazioni sono sempre opportune. Non siamo paghi di queste retromarce tattiche del Ministro e lotteremo in tutti i modi affinchè il DM 29 venga ritirato. A tal fine chiediamo il ripristino strutturale e totale delle ore sottratte alle discipline di cultura generale, scientifiche, economiche e professionalizzanti. La tutela degli organici e delle condizioni di lavoro contro spezzoni e soprannumerarietà e riduzione dei posti. La difesa dell’Istruzione Tecnica pubblica, unitaria e di qualità. Il pieno riconoscimento del valore nazionale del diploma di istruzione tecnica.La centralità della scuola della Costituzione e il drastico ridimensionamento delle aziende e agenzie formative territoriali. Ci aspetta un nuovo anno scolastico ma lo affronteremo con determinazione e risolutezza. Noi COBAS saremo a fianco delle scuole fino a quando la riforma non sarà definitivamente ritirata.
Massimo Montella

