mercoledì, Febbraio 21, 2024

La critica dei COBAS alla legge 206/2023 che vorrebbe istituire il liceo del made in Italy

Che il liceo del made in Italy fosse una “sòla”, nata come pura operazione ideologica, i COBAS Scuola l’avevano già denunciato quattro mesi fa, quando il Disegno di legge riguardante “Disposizioni organiche per la valorizzazione, promozione e tutela del made in Italy”, stava ancora percorrendo il suo iter legislativo in Parlamento. E allo stesso tempo i COBAS avevano evidenziato la miseria pedagogica e didattica espressa da questo nuovo indirizzo, subordinato invece alle esigenze e alle richieste del mondo del lavoro, sempre più caratterizzato da precarietà, sfruttamento, salari da fame e mancanza di sicurezza. Insomma, si delineava un liceo che, in nome delle “competenze imprenditoriali”, del “rafforzamento dei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento”, cioè sempre più alternanza scuola-lavoro, avrebbe dovuto propagandare l’anacronistico prestigio di un presunto brand nazionale.

Ora il DdL è diventato una norma dello Stato, la Legge n. 206 del 27 dicembre 2023; un provvedimento votato in tempo (e in gran fretta, aggiungiamo noi) affinché il nuovo liceo rientri tra le opzioni che le famiglie potranno scegliere per iscrivere i/le loro figli/e a partire dal 23 gennaio 2024. Una fretta che sta mettendo in grande difficoltà le scuole italiane che al loro interno prevedono già l’indirizzo del Liceo delle Scienze Umane – Opzione Economico Sociale.

Infatti, secondo quanto previsto dalla Nota ministeriale 41318 del 28 dicembre 2023, avente per oggetto “Avvio del percorso del Liceo del made in Italy. Legge 27 dicembre 2023, n. 206 Iscrizioni alle classi prime per l’a.s. 2024/2025”, le scuole entro il 15 gennaio potranno comunicare agli USR la volontà di attivare il nuovo indirizzo del made in Italy a scapito dell’Opzione Economico Sociale. Il tutto deve essere deliberato in gran fretta dagli organi collegiali, sulla base di un piano di studi parziale, che indica solo le discipline previste per il primo biennio (cosa accadrà nel triennio?), e nel rispetto delle clausole di invarianza finanziaria previste dalla legge (senza quindi costi aggiuntivi). Pertanto, le scuole, che intendono attivare alcune classi prime del made in Italy, devono allo stesso tempo rinunciare ad attivare un numero corrispondente di classi prime del Liceo delle scienze umane – opzione economico-sociale. Una pseudoriforma fatta con i fichi secchi, verrebbe da dire, ai danni di un indirizzo che esiste da più di dieci anni e che nell’a.s. 2022/23 era frequentato da più di 75.000 studenti.

Nonostante ciò, già tra Natale e Capodanno alcune/i dirigenti sono partiti, lancia in resta, con la convocazione di collegi docenti da tenersi al rientro delle vacanze; altri dirigenti hanno invece proposto improbabili quanto illegittime consultazioni online tramite moduli google. Dirigenti più realisti del re, visto che la Nota ministeriale sopra citata non indica per le scuole alcun obbligo ma solo la possibilità di attivare il nuovo indirizzo. Deliberare la nascita di un nuovo indirizzo, in tutta fretta, avendo a disposizione solo il piano di studi del primo biennio, senza essere consapevoli delle conseguenze a lungo termine sul piano didattico-educativo e su quello dei posti di lavoro, non solo risulta poco serio e professionale ma addirittura autolesionista, come affidare alla dea bendata le scelte che andranno a determinare in futuro il profilo educativo di un indirizzo di studi e la soppressione di cattedre.

Aggiungiamo inoltre che, con la contemporanea riforma degli Istituti tecnico professionali, attraverso il passaggio cruciale del potenziamento dei PCTO, il governo Meloni punta ad ottenere la tanto agognata fusione tra scuola ed imprese comprensiva del passaggio di considerevoli pezzi del nostro sistema di istruzione sotto il controllo di aziende private locali, le quali condizionerebbero obiettivi, prassi didattiche e profili in uscita senza dover sborsare un euro ed anzi acquisendo lavoro gratuito erogato dagli/dalle studenti.

I COBAS auspicano che nessuna scuola scelga di attivare questo raffazzonato liceo del made in Italy, che si rivela essere sempre più una pericolosa operazione di propaganda diretta a colpire duramente il mondo della scuola, cancellando posti di lavoro e imponendo una visione dell’educazione miope e asservita al potere economico e finanziario. A questo proposito, i COBAS Scuola propongono al seguente link … un modello di mozione da presentare in Collegio dei Docenti per rifiutare l’istituzione del liceo del made in Italy.

I COBAS Scuola forniranno supporto alle lavoratrici e ai lavoratori danneggiati da tale iniquo provvedimento e sosterranno i Collegi dei docenti che si opporranno a questo modello di scuola, che nulla può risolvere dei problemi reali del settore e nulla ha a che fare con il fondamentale lavoro educativo che stanno portando avanti da più di dieci anni le e i docenti dei Licei delle Scienze Umane Opzione Economico Sociale.

COBAS Scuola

LA MOZIONE

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