mercoledì, Febbraio 21, 2024

L’Autonomia differenziata approvata in Senato. Sale la tensione nel mondo politico-istituzionale e nelle piazze

 Via libera del Senato il 23 gennaio all’Autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario. Approvato in prima lettura con 110 sì, 64 no e 3 astenuti, il DDL Calderoli riceverà un altro sì da Montecitorio con il passaggio definitivo alla Camera. Dopo essere stato analizzato in Commissione Affari Costituzionali con ben 61 soggetti auditi, di cui in 35 hanno espresso parere contrario, lo scorso 16 gennaio il DDL Calderoli (disegno di legge 615) è approdato al Senato; contemporaneamente si è registrata una straordinaria mobilitazione popolare su proposta del Tavolo NO AD, di cui i COBAS sono parte costituente, con presìdi in 28 città (Trieste, Venezia, Torino, Varese, Como, Brescia, Milano, Pavia, Genova, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Bologna, Ancona, Viterbo, Roma, Latina, Frosinone, Avellino, Napoli, Potenza, Bari, Catanzaro, Vibo Valentia, Catania, Enna, Trapani e Francoforte), nel corso dei quali è stato consegnato ai Prefetti un documento che ha motivato le ragioni di una protesta iniziata più di 5 anni fa.

I COBAS, presenti in tutte le piazze mobilitate, hanno ribadito con coerenza e convinzione le motivazioni per cui va portata avanti la lotta iniziata nel febbraio del 2019, rimarcando con fermezza la contrarietà al disegno di legge sull’Autonomia differenziata, vero e proprio attacco all’unitarietà dei diritti sociali, destinato a produrre una cristallizzazione dei divari esistenti e un aumento delle disuguaglianze. In contemporanea la Fondazione Gimbe ha diffuso il report sulla mobilità sanitaria interregionale, nell’estremo tentativo di mettere in guardia dallo smantellamento di un servizio sanitario unico del Paese. «La mobilità sanitaria – ha spiegato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione – è un fenomeno che riflette le grandi diseguaglianze nell’offerta di servizi tra le varie regioni e, soprattutto, tra il Nord e il Sud. Il primato nero lo conquista la Basilicata che si conferma la terra dei ‘viaggi della speranza’ alla ricerca di cure». Gimbe attribuisce infatti alla Basilicata il triste primato in Italia per la spesa pro-capite più elevata dovuta alla migrazione sanitaria: oltre 220 euro a lucano.

All’interno dei partiti di governo la tensione è salita. Il centrodestra tira dritto verso il via libera definitivo respingendo le quattro pregiudiziali presentate da Pd, M5S, Avs e Iv, l’Autonomia differenziata si avvia a grandi passi verso l’approvazione definitiva e in commissione Affari costituzionali si stringono i tempi sul premierato. Elly Schlein, Giuseppe Conte e Giuseppe De Cristofaro, tra i leader del centro-sinistra presenti al Pantheon a Roma, hanno ribadito la portata disgregativa dell’Autonomia differenziata. Il sindaco di Bari e presidente dell’Anci, Antonio Decaro, partecipando lo scorso 16 gennaio alla manifestazione nel capoluogo pugliese e riconoscendo che «l’Autonomia differenziata è anche colpa del Pd», ha esortato a «non sbagliare un’altra volta». L’azzurro Maurizio Gasparri assicura che «Forza Italia garantisce il Sud» e FdI, con il presidente della commissione Affari costituzionali Alberto Balboni, commenta: «Grazie a FdI il provvedimento è migliorato e mira a stabilire la coesione nazionale». All’emendamento presentato dal senatore di Fratelli d’Italia, Andrea De Priamo, che chiede che i livelli essenziali delle prestazioni siano assicurati sull’intero territorio, «comprese le Regioni che non hanno sottoscritto le intese al fine di scongiurare disparità di trattamento tra le regioni», fa eco il capogruppo Pd al Senato, Francesco Boccia, aprendo alla possibilità di sostenere l’emendamento «a condizione, però, che non si firmi alcuna intesa fino a quando non saranno determinati i livelli minimi di prestazione».

La Ragioneria ha aperto una istruttoria e il Mef ha imposto una clausola di salvaguardia affinché il provvedimento sia coerente «con gli obiettivi di bilancio», vale a dire che la riforma dovrà essere a costo zero. Come annunciato nel decreto Milleproroghe, si rinnova per un anno la cabina di regia politica per i Lep posticipando il termine dei lavori a dicembre 2024. Una volta approvato il DDL, anche senza che sia terminato il lavoro sui Lep, la Regione potrà chiedere l’Intesa con lo Stato sulle materie che non hanno bisogno di Lep. A tal riguardo, Adriano Giannola, presidente dello Svimez,  ammonisce di prevedere risorse aggiuntive che consentano all’Italia centro-meridionale di recuperare, sulla base dei costi standard, i ritardi ingiustamente accumulati negli ultimi vent’anni e che occorrono oltre 100 miliardi per colmare il gap. Le conseguenze, infatti, sarebbero gravissime: privatizzazione di sanità, istruzione, servizi pubblici, ricerca. Tale inaccettabile progetto secessionista spezzerebbe, in tanti accordi regionali, i contratti nazionali ponendo in concorrenza le Regioni attraverso una corsa al ribasso dei salari e delle condizioni di lavoro.

I COBAS protestano contro la “sordità” del governo a fronte delle preoccupazioni che da tante voci vengono avanzate. Infatti, sul DDL Calderoli critiche accese sono pervenute da più parti: da Paolo Maddalena, Vice Presidente Emerito della Corte costituzionale,dal Dipartimento Affari Legislativi della Presidenza del Consiglio e dall’Ufficio parlamentare di Bilancio. Una brusca frenata arriva anche dal ministro dell’Istruzione secondo cui «il reclutamento e lo stato giuridico dei docenti e del personale scolastico, i contratti collettivi nazionali e integrativi sono una prerogativa statale». Anche l’INPS fa rilevare la sovrapposizione secondo la quale se la tutela e la sicurezza sul lavoro e le tutele contributive passassero alle regioni andrebbero ad invadere il campo della materia statale. Finanche i tecnici del Ministro del Lavoro hanno ricordato che «insieme al MEF hanno compiti di vigilanza sugli enti previdenziali dei liberi professionisti» e che «tali enti rientrano nella competenza esclusiva statale in quanto previdenza sociale». La bocciatura perviene anche dalla direzione Generale Affari economici della Commissione europea.

La tesi che l’Autonomia differenziata aumenti i divari territoriali è sostenuta persino dall’agenzia di rating internazionale Standard & Poor’s in un’analisi rispondendo alle domande degli investitori internazionali. Dalle pagine di Avvenire, il mons. Savino e il cardinale Zuppi, rispettivamente vicepresidente e presidente della Conferenza Episcopale italiana, invitano a rispondere all’egoismo con la solidarietà tra i vari territori. Nessun conflitto d’interesse sembra ravvisarvi dalla nomina del Presidente della Commissione Fabbisogni standard, la professoressa Elena D’Orlando, che è anche componente della delegazione trattante del governo con la regione Veneto. Nella lettera dell’ex Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, relativa alla bozza conclusiva del lavoro CLEP, si sottolinea sia la vaghezza dei criteri di scelta fra cosa dovesse essere LEP e cosa no sia la non quantificazione dei costi.

A questi timori si aggiunge il grido dei sindaci della rete Recovery Sud che, in una nota inviata alla Gazzetta del Mezzogiorno, calcolano che la proposta di revisione del Pnrr ottenuta dal ministro Fitto colpirà soprattutto le regioni del Sud, che subiranno un taglio di 7,6 miliardi e dei 4,4 miliardi distratti dal fondo perequativo infrastrutturale. Tutti questi rilievi approdano a Bruxelles con una Petizione al Parlamento Europeo, proposta dal Comitato per il ritiro di ogni Autonomia differenziata per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti, in cui si chiede all’UE di impegnarsi a garantire la riduzione del divario territoriale e la coesione economica.

Le attuali diseguaglianze sono fotografate dal rapporto SVIMEZ “Un Paese due scuole” che aumenterebbero con il crollo degli investimenti, con un calo del 30 per cento della spesa per alunno, con un meno 400 euro rispetto al Nord. Secondo l’Istituto, infatti, un bambino che vive nel Meridione frequenta la scuola primaria per una media annua di 200 ore in meno rispetto al suo coetaneo che cresce nel centro-nord. Le differenze si misurano analizzando la presenza effettiva a scuola e la possibilità di usufruire di servizi come mensa e tempo pieno. Al Sud e nelle isole sono il 79% del totale gli alunni che non hanno il servizio mensa e solo il 18 % accede al tempo pieno contro il 48% del Centro- Nord. Un’altra criticità riguarda la presenza di palestre con la punta più alta in Calabria che sale al 83%. Dunque, l’Autonomia regionale differenziata non porterebbe solo alla frantumazione del sistema sanitario ma anche a quello unitario di istruzione, minando nel contempo alla radice l’uguaglianza dei diritti, il diritto all’istruzione e la libertà di insegnamento (Costituzione, artt. 3, 33 e 34), ma subordinerebbe l’organizzazione scolastica alle scelte politiche, prima ancora che economiche, condizionando localmente gli organi collegiali. Tutte le materie che riguardano la scuola, e oggi di competenza esclusiva dello Stato, passerebbero alle regioni, con il trasferimento delle risorse umane e finanziarie. Anche i percorsi PCTO, di istruzione degli adulti e l’istruzione tecnica superiore sarebbero decisi a livello territoriale, con progetti sempre più legati alle esigenze produttive locali, così come sarebbero decisi a livelli territoriale gli indicatori per la valutazione degli studenti. Anche le procedure concorsuali avrebbero ruolo regionale e più difficili diventerebbero i trasferimenti interregionali. Cosa resterà della contrattazione nazionale? Sarebbe destinato a mantenere una residuale funzione di cornice introducendo una versione regionale delle “gabbie salariali”, con i salari di alcune aree del nord che cresceranno, o resteranno stabili, e quelli del centro-sud che diminuiranno.

Noi COBAS non abbassiamo la guardia e continueremo a rigettare un disegno le cui decisioni negheranno il principio di eguaglianza formale e sostanziale, in contrasto con la pari dignità dei cittadini prevista dall’articolo 3 della Costituzione, che incideranno profondamente sulla vita delle persone frammentando l’assetto istituzionale del Paese, che aumenteranno le distanze tra il Nord e il Sud, le disuguaglianze sociali, la disparità dei diritti.

La storia non ci potrà rimproverare!

Carmen D’Anzi

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