L’attività svolta dal CESP nel 2025-2026 ha confermato la vitalità e la vivacità dell’associazione che svolge alcune decine di seminari e convegni ogni anno sull’intero territorio nazionale, con corsi di aggiornamento e formazione accreditati sulla piattaforma SOFIA , progetti e studi sulla didattica, sul sistema scolastico italiano, sulle disuguaglianze scolastiche e i percorsi di istruzione all’interno degli istituti penitenziari, aprendo importanti spazi di riflessione sui profondi cambiamenti in atto, nella scuola e nella società.
Nell’anno scolastico appena trascorso, è stato sperimentato un impianto innovativo dei convegni che si sono svolti in modalità mista. I docenti e il personale scolastico (di tutti gli ordini e gradi di scuola, compresi i docenti dei CPIA e quelli impegnati nell’insegnamento in carcere) si sono ritrovati, infatti, in presenza in 25 città, Roma, Alessandria, Caserta, Chieti, Firenze/Prato, Frosinone, Genova, Grosseto, Latina, Napoli, Pavia, Pescara, Pisa/Livorno, Pistoia, Potenza, Reggio Calabria, Salerno, Siena, Spoleto (PG), Torino, Trieste/Gorizia), ma si sono collegati online con la Sala Convegni del CESP di Roma, dove si trovavano i relatori, ai cui interventi sono seguiti quelli degli esponenti CESP e della “Rete delle scuole ristrette”. Al termine della mattinata, a collegamento spento, in ogni sede i presenti si sono poi confrontati per fare il punto della situazione sia rispetto alle tematiche oggetto del Convegno che agli interventi concreti nelle scuole. Tra i convegni svolti in tale modalità “Nuove Indicazioni nazionali. Un conflitto dalle grandi implicazioni ideali, culturali e politiche” (10 ottobre 2025) è stato considerato il Convegno più rilevante di tutta la storia CESP, con oltre 500 colleghe/i e una partecipazione considerata superiore anche a quella degli incontri solitamente svolti solo in presenza, come dimostrano le richieste giunte per replicare le modalità di svolgimento dell’iniziativa anche per gli altri convegni.
Proprio a partire dalla precedente e positiva programmazione (oltre al convegno sulle Nuove indicazioni nazionali se ne sono tenuti altri quattro), il CESP ha definito le linee di intervento per il nuovo anno scolastico, con sei convegni, di cui quattro “generalisti” e due relativi a istruzione e cultura in carcere nell’attuale e problematico scenario del nostro sistema penitenziario (a questi seminari si aggiungeranno le ulteriori iniziative programmate sui singoli territori). Il primo convegno proposto, La scuola disarticolata, ha come obiettivo quello di analizzare l’impatto reale delle riforme attuate nel biennio 2025/2026 (Nuove Indicazioni nazionali per Infanzia e Primo Ciclo, Nuove Indicazioni Nazionali per i Licei, Riforma degli Istituti Tecnici e Professionali), attraverso tre assi fondamentali che ridefiniscono il lavoro dei docenti e il destino degli studenti: l’analisi complessiva dei dispositivi normativi che stanno ridisegnando l’istruzione; la trasformazione del docente che da mediatore culturale si trasforma in un tecnico della programmazione, mentre lo studente viene addestrato alla prestazione immediata; la nuova filiera tecnologico-professionale con la grave destrutturazione dei saperi generali, degradati a materie di servizio e l’addestramento precoce e iperspecializzato che si estende drammaticamente anche ai CPIA e alle scuole in carcere. Il secondo convegno Scuola, disagio e violenza giovanile, si propone, invece, di indagare il fenomeno della “violenza giovanile” e del ruolo che la scuola dovrebbe avere, al di là delle derive securitarie in atto, per fare chiarezza e smontare i falsi miti, parlando sia ai docenti che agli studenti, andando alleradici dei disagi e dei fattori psicologici e sociali che ne sono al fondo, per indagare le cause che portano all’aggressività o al ritiro sociale dei giovani, per concentrarsi, poi, sul ruolo dei docenti e dello spazio scolastico come primo luogo di intercettazione.
Degli altri due seminari, definiti in ambito nazionale, “Istruzione al femminile” propone una riflessione sulla presenza femminile nella scuola, a partire dalle trasformazioni giuridiche e sociali (dagli Anni ’70 ad oggi)che hannoreso l’insegnamento delle donne una “professione intellettuale riconosciuta”, non una semplice “vocazione protettiva”, per arrivare al contesto attuale, alla docente nella scuola digitale, multiculturale e post-pandemica e al fenomeno della forte femminilizzazione della scuola italiana rispetto alla media europea, ma anche al divario di genere che permane nei ruoli di dirigente scolastico. L’ultimo incontro, “Investigare il passato anche con il digitale e l’intelligenza artificiale”, è un vero e propriocorso di formazione per insegnanti, di 25 ore, che si svolgerà in modalità blended (presenza/distanza) e sarà incentrato sull’insegnamento della storia e l’alfabetizzazione storica, la narrazione del passato nella disciplina storica e lo studio delle fonti, ma che indagherà anche l’utilizzo del digitale e dell’IA per l’insegnamento della storia e per la didattica laboratoriale, con l’attivazione di più laboratori, tra cui la costruzione e valutazione di un gioco investigativo col supporto dell’IA e il laboratorio storico costruito in digitale e in analogico, con la messa in luce dei punti di forza e di debolezza di entrambi.
Accanto a questi, come anticipato, si svolgeranno altri due convegni su Istruzione e cultura in carcere, uno legato al Salone Internazionale del Libro di Torino e al progetto “Adotta uno scrittore/una scrittrice in carcere”, con il quale si permette ad alcune decine di scrittori di entrare per più incontri negli istituti penitenziari, confrontandosi direttamente con i “ristretti” (i quali, attraverso le scuole interne leggono i testi proposti), riportandone nell’incontro nazionale finale che si svolge al Salone di Torino, i risultati “positivi o “negativi” dell’esperienza. Non a caso nella Relazione finale della XXIV edizione (anno Scolastico 2025-2026) per il progetto Adotta uno scrittore, una scrittrice, il Salone scrive esplicitamente, in apertura “il progetto è rivolto alle scuole di 8 regioni ideato e organizzato dal Salone Internazionale del Libro di Torino […] e con il supporto del Cesp – Rete Scuole Ristrette”. L’altro seminario è legato, invece, al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel quale il CESP è presente da undici anni, con una forte valenza simbolica, perché un “mondo terzo” (il carcere) si posiziona tra i “due mondi” del Festival. Un collegamento ideale e culturale che mette in comunicazione il dentro e il fuori, la realtà chiusa dell’istituto penitenziario e lo spazio aperto della società civile, dell’arte, della cultura e della formazione. Questo “mondo terzo” – idealmente gemellato anche con il Salone Internazionale del Libro di Torino- si prefigge, come obiettivo, quello di rimettere l’istruzione, il libro e le arti espressive al centro del riscatto sociale, superando la sola dimensione punitiva della detenzione, e proprio attraverso il dialogo intessuto negli anni nell’ambito dei due appuntamenti internazionali si è cercato di tradurre la visione del “mondo terzo” in modelli operativi. Tra questi il progetto “Biblioteche innovative in carcere” (che il CESP e la Rete sono riusciti ad attuare negli istituti penitenziari di Saluzzo, Grosseto, Livorno, Gorgona), ha visto maturare l’interesse di tre regioni, Umbria-Toscana-Lazio che, dopo essersi confrontate nell’ambito del Salone del Libro con il “Modello Umbria” avviato nel luglio 2025, si sono incontrate nel Festival dei Due Mondi di quest’anno, per la definizione di linee guida comuni per strutturare stabili sinergie interne ed esterne agli istituti di pena delle tre regioni partner.
Bisogna dire che gli incontri che il CESP ha promosso in questi anni hanno sempre avuto un riscontro positivo, non solo per l’alto numero di presenze e l’ottima partecipazione, ma per un generale consenso suscitato dalla qualità delle riflessioni, l’impostazione non dogmatica ma critica, l’analisi puntuale delle trasformazioni in atto nella scuola e nella società. Tale dato porta con sé una considerazione positiva sul “quadro” offerto da docenti e personale scolastico che partecipano a convegni e seminari, i quali, pur nelle oggettive difficoltà di un sistema in profonda mutazione e impoverimento economico e culturale, cercano spazi di confronto e di incontro, punti di orientamento teorici e mezzi che consentano di approfondirli, ma anche strumenti didattici da poter utilizzare concretamente in classe. Se questa “lettura” è esatta, il CESP non dovrebbe essere solo strumento per convegni e seminari, ma un laboratorio vivo di analisi comuni e pratica scolastica, conperiodici momenti di discussione per mappare i bisogni emergenti dalle scuole dei territori, gruppi di lavoro che possono impegnarsi anche per un arco di tempo limitato a studiare un fenomeno (es. la dispersione scolastica o l’uso dell’IA nella didattica) e a produrre linee guida concrete, ad analizzare casi reali per trovare soluzioni replicabili ( i Case studies che abbiamo già utilizzato in alcuni incontri). In questo modo, sfruttando il dialogo tra ordini e gradi di scuola diversi, si potrebbero mappare problemi trasversali a tutte le età, come il calo dell’attenzione o la gestione emotiva dei conflitti, analizzandoli da diverse prospettive, perché la questione fondamentale è fare in modo che i docenti diventino ancora una volta protagonisti di una nuova idea di scuola, e questo può avvenire proprio grazie laboratori di condivisione e ricerca, che permettano di nuovo a tutti di dialogare. I convegni organizzati per quest’anno scolastico sono strutturati in modo da poter realizzare questa modalità di intervento e per farlo in modo sostenibile si può prevedere una durata breve, anche di soli 3 mesi, riservandoli a un gruppo ristretto di docenti, con un impegno settimanale di soli 15 minuti e un “Diario di Bordo” digitale per scambiare idee su criticità comuni (gestione dell’errore, attenzione, relazioni). Un workshop finale potrà poi trasformare le riflessioni raccolte in strumenti didattici concreti e spendibili.
Anna Grazia Stammati

