mercoledì, Settembre 16, 2026

Ruolo unico docente: Pari diritti e retribuzione

Ogni giorno migliaia di docenti della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria svolgono, nel rispetto delle specificità dei diversi gradi di istruzione, una comune funzione pubblica: garantire il diritto costituzionale all’istruzione, accompagnare la crescita culturale, personale e sociale degli studenti e contribuire alla costruzione del futuro del Paese.

Le modalità con cui questa funzione viene esercitata richiedono competenze specifiche. Diversità di competenze, metodologie e responsabilità non possono però tradursi in una gerarchia tra docenti né giustificare una sistematica differenza di riconoscimento economico.

Il divario tra i docenti dei diversi ordini di scuola non deriva solo dall’attuale organizzazione contrattuale, ma da un antico retaggio culturale che ha associato il prestigio dell’insegnamento alla specializzazione disciplinare. La scuola italiana è stata a lungo concepita come una struttura gerarchica, nella quale il valore del sapere cresceva passando dall’infanzia alla scuola superiore e all’università, sovrapponendo una gerarchia dei saperi a una gerarchia sociale delle professioni educative.

Particolarmente penalizzata è stata la scuola dell’infanzia, storicamente intrecciata a una concezione dell’educazione dei più piccoli come naturale prolungamento del ruolo materno. La figura del “maestro” è stata distinta da quella del “professore”, attribuendo a quest’ultimo maggiore autorevolezza. Il modello gentiliano, selettivo e fondato sui saperi liceali, ha consolidato questa rappresentazione. Ne è derivata l’idea che, salendo nell’ordine scolastico, aumenti il valore professionale dell’insegnante. Una gerarchia simbolica che non riflette la complessità del lavoro educativo, ma continua a influenzare la percezione sociale della professione e le differenze retributive.

Oggi il nostro ordinamento mantiene differenze contrattuali ed economiche con differenti orari di insegnamento, L’orario è di 25 ore settimanali nella scuola dell’infanzia, 22 ore nella scuola primaria, alle quali si aggiungono 2 ore di programmazione, e 18 ore nella scuola secondaria. All’orario frontale vanno aggiunte le ore funzionali all’insegnamento: formazione, programmazione e valutazione, partecipazione agli organi collegiali, compresi i gruppi di lavoro operativi per l’inclusione, nonché i rapporti con le famiglie e il territorio.

A fronte di una comune funzione docente e di una comune responsabilità pubblica, il sistema deve garantire un riconoscimento professionale ed economico equo e non discriminatorio.

È bene precisare che il titolo di accesso per insegnare nella scuola dell’infanzia e nella primaria è la laurea in Scienze della Formazione Primaria, un titolo di laurea al pari di quelli richiesti per l’insegnamento nella scuola secondaria. Percorsi diversi, dunque, ma tutti caratterizzati da una qualificazione professionale di livello universitario e da una responsabilità educativa di rilevanza costituzionale.

Il sistema attuale produce, a parità di anzianità, differenze economiche tra docenti appartenenti ai diversi ordini di scuola. Un docente dell’infanzia o della primaria può arrivare a percepire, a fine carriera, una retribuzione inferiore di alcune migliaia di euro annui rispetto a un docente della secondaria di pari anzianità. Una differenza che deve essere superata e non accettata come una caratteristica inevitabile.

L’obiettivo è l’equiparazione economica verso l’alto della professione docente, eliminando progressivamente le penalizzazioni legate all’ordine di scuola.

Il ruolo unico non significa rendere identiche realtà professionali differenti ma costruire un’unica carriera docente, articolata secondo le specificità dei diversi gradi di istruzione, fondata su un comune riconoscimento, sulla pari dignità professionale tra infanzia, primaria e secondaria, su una identica progressione economica, sul pieno riconoscimento dell’anzianità maturata, sulla valorizzazione delle specifiche competenze richieste nei diversi gradi, sul riconoscimento del lavoro svolto fuori dall’aula, su una revisione complessiva dell’organizzazione dell’orario di lavoro, distinguendo correttamente l’orario di insegnamento frontale dal tempo di lavoro complessivo.

La scuola dell’infanzia presenta condizioni che meritano una specifica attenzione. Il calendario delle attività didattiche prevede la conclusione delle lezioni al 30 giugno, con una permanenza a scuola in un periodo dell’anno caratterizzato da temperature elevate, in strutture scolastiche prive di adeguati sistemi di climatizzazione, con una incidenza rilevante sul benessere psicofisico degli alunni e dei lavoratori. La tutela della salute e della sicurezza non può essere separata dalla discussione sul riconoscimento professionale.

I COBAS continueranno la battaglia per l’istituzione del ruolo unico della docenza, fondato sui principi di pari dignità professionale, pari diritti, pari riconoscimento economico. Non vogliamo cancellare le differenze tra i diversi gradi della scuola: diverse possono essere le età degli studenti, le competenze specifiche e le responsabilità didattiche. Vogliamo invece superare una gerarchia che non trova giustificazione nella realtà del lavoro docente. Le differenze tra i gradi devono essere riconosciute e valorizzate, non utilizzate per costruire una scala di valore tra gli insegnanti.

Beatrice Corsetti

Altri articoli

Ultime notizie