Con la modifica dell’Esame di Stato, adesso nuovamente Esame di Maturità secondo la dicitura del MIM (Decreto Ministeriale n. 13 del 29 gennaio 2026, Articolo 1), la Commissione è stata ridotta a quattro Commissari – due interni e due esterni – e un Presidente, ma quello che maggiormente risalta è che l’impianto della prova (in particolare del colloquio) si concentra sui percorsi di educazione civica e sulla esperienza di Formazione Scuola-Lavoro (FSL): “La commissione d’esame tiene … conto delle competenze maturate nell’insegnamento trasversale dell’educazione civica, come definite nel curricolo d’istituto e documentate dalle attività indicate nel documento del consiglio di classe. Nell’ambito del colloquio il candidato espone, mediante una breve relazione e/o un elaborato multimediale, l’esperienza di formazione scuola-lavoro svolta nel percorso di studi”(Articolo 2, comma 1, Colloquio).
Inoltre, il colloquio deve essere piegato costantemente alla FSL, coerentemente con il percorso di studi e con il PECUP (Profilo Educativo, Culturale e Professionale), “mediante una breve relazione o un lavoro multimediale, le esperienze svolte nell’ambito delle attività di formazione scuola-lavoro, con riferimento al complesso del percorso effettuato.” (Articolo 2, comma 2, Colloquio). Questa seconda parte ripetuta e contenuta nel testo dell’articolo 2 del Decreto in ben due commi consecutivi indica con evidenza l’importanza e la centralità della FSL nella prova orale.
Per quanto riguarda quello che dovrebbe essere il focus del colloquio, ma che pare perdere centralità e diventare quasi marginale, dopo una introduzione incentrata sulla esperienza scolastica, soprattutto della FSL si “prosegue con la proposta di domande e approfondimenti sulle quattro discipline di cui all’art. 1, co.1, lettera b)”: in altre parole, viene reintrodotta la forma della interrogazione disciplinare, in barba a tutte le elaborazioni multi/interdisciplinari; inoltre, viene dichiarata la finalità di “evidenziare il grado di responsabilità e maturità raggiunto dal candidato in ordine all’acquisizione dei contenuti e dei metodi propri delle singole discipline e alla capacità di utilizzare e raccordare le conoscenze acquisite per argomentare in maniera critica e personale”, ma tale fine – centrale e determinante per la conclusione del percorso di studio – resta sullo sfondo rispetto ad un vero e proprio ritorno di una modalità di verifica vetusta, fondamentalmente acritica, che si concentra prevalentemente nel monitoraggio dell’acquisizione meramente nozionistica di “contenuti” disciplinari.
Infine, il colloquio (“disciplinato dall’articolo 17, comma 9, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62”) deve “accertare il conseguimento del profilo educativo, culturale e professionale della studentessa o dello studente (PECUP)”, anche mediante “informazioni contenute nel Curriculum della studentessa e dello studente di cui all’articolo 1, comma 30, della legge 13 luglio 2015, n. 107”: in sostanza, il profilo dello studente o della studentessa vengono delineati dalla raccolta curricolare di “informazioni”, che si profila come un insieme di ‘fotografie statiche’ che non consentono di seguire, né tantomeno comprendere, l’evoluzione e la maturazione di allievi e allieve.
Un Esame che esplicita la torsione reazionaria dell’istruzione sul piano culturale, e al contempo l’asservimento al mercato del lavoro e all’impostazione aziendalistica che il MIM ha impresso al sistema dell’istruzione pubblica.
Giovanni Bruno Esecutivo nazionale COBAS Scuola

