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Per un‘altra Europa, sociale, democratica, egualitaria, solidale, aperta e includente

Basta con le politiche liberiste, basta con l’austerità 

In occasione delle celebrazioni per i sessanta anni dalla firma dei trattati di Roma abbiamo organizzato, insieme a molte decine di altre strutture sociali, sindacali e politiche, italiane ed europee, una mobilitazione a Roma, con due giorni di Forum tematici ed una manifestazione di piazza, consapevoli che, per salvare l'Europa dalla disintegrazione, dal disastro sociale ed ambientale, dalla regressione autoritaria, bisogna cambiarla profondamente, impedendo la prosecuzione delle politiche liberiste e di “austerità”.

Sabato 25 marzo a Roma manifestazione internazionale contro le politiche liberiste e di austerità dell'Unione Europea

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Per una Europa unita, democratica, solidale, aperta ed accogliente.Corteo a Roma da Piazza Vittorio ore 11.00 al Colosseo

LA NOSTRA EUROPA UNITA, DEMOCRATICA, SOLIDALE

In occasione dei sessanta anni dalla firma dei trattati di Roma ci riuniamo, consapevoli che, per salvare l'Europa dalla disintegrazione, dal disastro sociale ed ambientale, dalla regressione autoritaria, bisogna cambiarla.

Nelle principali città un lavoratore /trice della scuola su cinque ha scioperato contro la legge 107 e gli otto decreti attuativi.

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Decine di migliaia di docenti ed ATA in piazza in 10 città. A Roma cinquemila in corteo dal MIUR al Parlamento.

Mentre il Parlamento sta decidendo se dare parere favorevole agli otto decreti attuativi della legge 107, che il governo Gentiloni ha varato per chiudere definitivamente nella gabbia della “cattiva scuola” docenti, ATA e studenti, i primi dati a nostra disposizione dalle principali città ci dicono che in media un lavoratore/trice della scuola su cinque ha oggi scioperato contro la legge e per il ritiro dei decreti, con moltissime scuole rimaste chiuse in tutta Italia. Decine di migliaia di docenti ed ATA hanno partecipato alle 10 manifestazioni svoltesi a Roma, Cagliari, Palermo, Napoli, Torino, Bologna, Catania, Venezia, Firenze e Bari.

Le manifestazioni del 17 marzo per lo sciopero generale della scuola

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ROMA
Ore 9.30 Viale Trastevere-MIUR
Ore 11.30 Montecitorio

TORINO
Ore 9.00 Corso Vittorio Emanuele-USR Piemonte

VENEZIA
Ore 10.30 Riva de Biasio-USR Veneto

BOLOGNA  
Ore 9.30 Piazza Santo Stefano

FIRENZE  
Ore 9.00 Piazza S.Marco

NAPOLI   
Ore 9.30 Piazza del Gesù

CAGLIARI   
Ore 9.30 Piazza Giovanni XXIII

BARI         
Ore 10.00 Via Castromediano-USR Puglia

PALERMO   
Ore 9.30 Piazza Politeama

CATANIA    
Ore 9.30 Piazza Stesicoro

I COBAS non hanno nulla a che fare con gli arresti di Modena.

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Invitiamo gli organi di informazione ad evitare ogni accostamento della nostra organizzazione alla vicenda.

Un“decalogo”per uscire dalla scuola-azienda e ripristinare la scuola della Costituzione

Che proporremmo alla neo-ministra, se rinunciasse ad essere una “pasdaran” della legge 107

POLETTI-RENZI

E’ parere largamente diffuso che, sebbene nell’oceanico NO alla riforma costituzionale abbiano certamente contato le volontà di difendere il poco che resta della democrazia istituzionale e della abbondantemente svilita Costituzione, l’elemento principale del NO sia stato il rifiuto delle politiche sociali ed economiche del governo Renzi, e in particolare della “cattiva scuola” della legge 107 e del Jobs Act.

ll governo Gentiloni è una sfacciata fotocopia del precedente, con un prestanome alla guida.

Renzi Gentiloni

Neanche le batoste popolari insegnano niente a Renzi e ai suoi.

Abbiamo scritto nei giorni scorsi che l’ondata dei NO che ha travolto Renzi e il suo governo è certo dipesa dalla volontà di difendere ciò che resta di una democrazia istituzionale già massacrata da un ventennio di “maggioritario”, nonché una Costituzione già drasticamente ridimensionata da tutti i governi degli ultimi decenni; ma che ancor più decisivo é stato il netto rifiuto delle politiche sociali ed economiche del governo Renzi, e in particolare della “cattiva scuola” della legge 107 e del Jobs Act. Del peso che sui NO hanno avuto tali leggi, si sono mostrati consapevoli quasi tutti i commentatori politici e persino, almeno così pareva, Renzi e il PD.

Basta con i sistemi elettorali maggioritari, per il ripristino del proporzionale puro, a livello politico e sindacale

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Abbiamo salutato con grande soddisfazione l’ondata gigantesca del NO che ha travolto Renzi e il suo governo. Si è trattato di un NO in difesa di ciò che resta di una democrazia istituzionale già vistosamente massacrata in questi anni di “maggioritario” politico e sindacale e di un NO allo stravolgimento ulteriore di una Costituzione già abbondantemente smantellata da tutti i governi degli ultimi decenni; ma ancor più forte, a nostro giudizio, è stato il corale rifiuto delle politiche sociali ed economiche del governo Renzi, dalla “cattiva scuola” della legge 107, al Jobs Act, dallo Sblocca Italia alle Grandi opere distruttive e inutili.

Il NO travolge Renzi, le sue politiche economiche e sociali, i suoi progetti autoritari

Ora il NO sociale, democratico e antiliberista deve indicare un’opposta via d’uscita dalla crisi

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Con una partecipazione al voto che è andata oltre le attese, un gigantesco NO ha travolto Renzi e il suo governo, costretto alle dimissioni di fronte ad un dato numerico (uno scarto di ben 20 punti) che va al di là delle nostre più rosee aspettative ma soprattutto delle previsioni generali del mondo politico-istituzionale-massmediatico, a conferma che tale mondo è, nel l’insieme, sempre più lontano dalla vita reale e che tra i suoi protagonisti nessuno ha più la misura dell’entità del malcontento popolare.

GIORNALE DEI COMITATI DI BASE DELLA SCUOLA

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