Il 12 marzo 2026 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha emanato la circolare n.1312, a firma del Capo Dipartimento Carmela Palumbo, relativa al Decreto ministeriale 9 dicembre 2025, n. 221, recante il regolamento contenente le Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione.
Nel testo si afferma che le nuove Indicazioni, nel dare attuazione all’articolo 8 del DPR 275/1999, individuano gli obiettivi generali del processo formativo e gli obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni, “reintegrando, al contempo, nel curricolo scolastico le conoscenze”, espressione che suggerisce implicitamente che le conoscenze costituiscano un elemento prescrittivo del Curricolo d’Istituto. Il richiamo compare anche nella parte dedicata agli adempimenti delle scuole per la definizione del curricolo di istituto, dove si chiede di prestare attenzione all’adattamento del curricolo per le classi della primaria e della secondaria di primo grado “alle discipline che presentano competenze attese, obiettivi specifici di apprendimento e conoscenze con una scansione temporale diversa rispetto a quella delle precedenti Indicazioni nazionali”. Il passaggio assimila tra loro categorie concettualmente diverse (competenze, obiettivi, conoscenze), una confusione terminologica che emerge chiaramente nell’esempio proposto: “la diversa strutturazione degli obiettivi di apprendimento di storia tra le Indicazioni nazionali 2012 e le Indicazioni nazionali 2025 dovrà essere presa necessariamente in carico […] al fine di consentire agli alunni delle classi prime di scuola secondaria di primo grado – che adotteranno nel 2026/2027 le nuove Indicazioni – di “coprire l’arco temporale” non affrontato nel corso della classe quinta frequentata nell’anno 2025/2026. Infatti, le Indicazioni nazionali 2012 prevedevano, al termine della quinta classe di scuola primaria, la comprensione degli “aspetti fondamentali del passato dell’Italia dal paleolitico alla fine dell’impero romano d’Occidente, con possibilità di apertura e di confronto con la contemporaneità” mentre le nuove Indicazioni proseguono nella conoscenza storica anche di eventi successivi (Regni “romano barbarici”; Il monachesimo e le biblioteche; Costantinopoli e l’impero romano d’Oriente; La codificazione di Giustiniano e le radici della civiltà giuridica moderna; L’espansione islamica.)”. L’esempio pone sullo stesso livello un traguardo per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola primaria delle Indicazioni nazionali del 2012 (Comprende aspetti fondamentali del passato dell’Italia dal paleolitico alla fine dell’impero romano d’Occidente, con possibilità di apertura e di confronto con la contemporaneità) e alcune conoscenze del V anno di scuola primaria delle Indicazioni 2025 (i Regni “romano barbarici”; Il monachesimo e le biblioteche; Costantinopoli e l’impero romano d’Oriente; La codificazione di Giustiniano e le radici della civiltà giuridica moderna; L’espansione islamica). Questo, oltre ad essere concettualmente errato, rafforza l’idea che le conoscenze presenti nelle Indicazioni 2025 siano da inserire nel Curricolo d’Istituto in modo prescrittivo.
Alla luce del quadro normativo di riferimento richiamato dalla stessa circolare, ossia dell’art. 8 del DPR 275/1999, che disciplina l’assetto dei curricoli nel sistema dell’autonomia scolastica, il Ministro individua a livello nazionale gli obiettivi generali del processo formativo, gli obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni, le discipline e le attività costituenti la quota nazionale del curricolo, il monte ore annuale, nonché ulteriori elementi di sistema quali gli standard di qualità del servizio e gli indirizzi generali per la valutazione degli alunni. Pertanto, tra gli elementi indicati dall’art. 8 non figurano le conoscenze come componente prescrittiva del curricolo, lasciando ai docenti la piena libertà di insegnamento, che si concretizza nella facoltà di scegliere e organizzare le conoscenze da proporre, in funzione di obiettivi e competenze da sviluppare, nonché delle esigenze formative dei propri studenti.
La circolare opera una forzatura rispetto a quanto indicato nelle stesse nuove Indicazioni: “con le Indicazioni Nazionali si fissano il Profilo dello studente, gli obiettivi generali del processo formativo, gli obiettivi specifici di apprendimento e le relative competenze attese degli allievi per ciascun campo di esperienza e disciplina unitamente a suggerimenti riferiti alle conoscenze”, dove il termine “suggerimenti” attribuisce alle conoscenze una funzione esclusivamente orientativa. Difatti, alla luce della gerarchia delle fonti, una circolare amministrativa ha natura meramente interpretativa e applicativa e non può innovare né ampliare il contenuto di una disciplina stabilita da un regolamento, quale è il DPR 275/1999.
In questo quadro, particolare attenzione dovrà essere posta dalle scuole nella fase di revisione del Curricolo di Istituto, affinché non si produca un’indebita trasformazione dei suggerimenti relativi alle conoscenze in vincoli prescrittivi. La progettazione curricolare deve continuare a fondarsi sulla libertà di insegnamento dei docenti in virtù della quale resta pienamente legittima la possibilità di ricorrere all’adozione alternativa al libro di testo prevista dall’art. 17 del DPR 275/99.
Bruna Sferra Esecutivo COBAS Scuola di Roma e Provincia

