Home ›› NOTIZIE ›› Verso lo sciopero generale del 23 ottobre.

Contro la cattiva politica di Gelmini, per una buona politica. Il 3 ottobre a Roma con i precari.

Comunicato stampa.

Ieri in tutta Italia si sono svolte manifestazioni di protesta contro la politica di Tremonti-Gelmini, contro i tagli all’istruzione pubblica e l’espulsione in massa dei precari. In tante scuole ci sono stati “assalti giocosi” e altre forme di sostegno alla lotta dei precari: docenti ed Ata si sono recati/e a scuola con vestiti tagliuzzati, adesivi anti-Gelmini, segnali di lutto per condannare il catastrofico immiserimento dell’istruzione.

Analoghe iniziative si svolgeranno oggi nelle scuole superiori, al primo giorno di lezione.

Contemporaneamente, la ministra Gelmini rispondeva con dichiarazioni farneticanti, piene di odio e di ignoranza, intimando ai docenti ed Ata che “fanno politica” di andarsene dalla scuola.

Non sorprende tanto astio, già manifestato nei ripetuti anatemi contro il ‘68 suoi e degli esponenti del governo, nei confronti della politica da parte di una dei massimi esponenti della “cattiva politica”, quella schifezza berlusconiana che ammorba l’Italia e che consente a lei di venire trasferita, solo in grazia dei favori del Sultano, dal suo nulla provinciale nell’empireo ministeriale, nonostante fosse priva di qualsiasi conoscenza in materia scolastica nonché di qualsivoglia merito professionale (anzi: con l’onta di chi, per ottenere l’abilitazione all’avvocatura, si è trasferita nel vituperato Sud, visto che a Reggio Calabria i tassi di promozione erano nettamente superiori a quelli della sua provincia d’origine, Brescia).

Tale astio si accompagna al disprezzo fascistoide per la cultura (il “culturame parassita” di Goebbels-Scelba-Brunetta), la complessità intellettuale, la coscienza critica, il dissenso, la diversità, come in gran parte del personale di governo, ignorante e becero, forcaiolo e xenofobo.

Ma i precari, e noi con essi, hanno risposto che invece nella scuola c’è tanto bisogno di “buona politica”, dell’impegno sociale e civile di tutti/e in nome della Polis, dell’interesse comune, che ci fa difendere la scuola pubblica come bene prezioso di tutti/e e per tutti/e: ed hanno promosso per il 3 ottobre una manifestazione nazionale dei precari/e a cui i Cobas daranno il massimo sostegno, partecipandovi da tutte le città e organizzando i pullman per arrivare a Roma.

E la tappa successiva della “buona politica”, dell’impegno collettivo a combattere l’immiserimento della scuola, sarà lo sciopero generale del 23 ottobre (indetto da COBAS, Cub e SdL) quando, insieme alle altre categorie del lavoro dipendente, il popolo della scuola pubblica riempirà le strade di Roma con un grande corteo nel quale i protagonisti della scuola diranno NO ai tagli, alle controriforme Tremonti-Gelmini, all’espulsione dei precari e ai “contratti di disponibilità”, alla legge Aprea, alle cattedre oltre le 18 ore e chiederanno massicci investimenti nella scuola pubblica, l’assunzione dei precari/e su tutti i posti vacanti, significativi aumenti salariali per docenti ed Ata.

Gelmini vattene!

Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS

DA LA TECNICA DELLA SCUOLA ON LINE

Negli ultimi anni i sindacati di base si sono contraddistinti per la loro ferma contrarietà alla rilevazione degli apprendimenti condotta nelle scuole dall'Invalsi. 
Le ultime novità normative potrebbero però cambiare lo scenario. Ne parliamo con Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas.

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Tutto il materiale contro i quiz Invalsi

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Cobas

A Roma  corteo da P. della Repubblica (ore 10)

Oggi la manovraccia bipartisan viene approvata anche alla Camera, dopo il via libera di ieri in tempi record al Senato. Il comportamento della sedicente opposizione parlamentare dopo le pre-dimissioni di Berlusconi e gli ulteriori interventi della UE, di BCE e FMI rendono urgente la mobilitazione generale contro la nuova aggressione ai settori più deboli e indifesi della società, che il Commissario europeo agli Affari economici esige sia resa ancora più micidiale imponendo ben 39 punti sulla scia del diktat franco-tedesco. L’accordo bipartisan, raggiunto in tempi rapidissimi, conferma che il centrosinistra non voleva cacciare Berlusconi per impedirne le politiche antisociali, ma casomai per accelerarle e intensificarle. Insieme promuovono la libertà di licenziamento, il trasferimento coatto di dipendenti pubblici e il loro collocamento in Cassa Integrazione, l’annullamento dei contratti nazionali, il peggioramento ulteriore delle pensioni, la cancellazione dei referendum di giugno, la svendita del patrimonio naturale e artistico, confermando per il Pubblico Impiego il blocco dei contratti fino al 2014 e per la scuola anche degli scatti di anzianità, oltre alla retribuzione dei docenti e al finanziamento alle scuole in base ai grotteschi quiz Invalsi.

LA CRISI VA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA E DA CHI CI SI ARRICCHISCE.