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PENSIONI sempre più misere con la revisione dei coefficienti

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In pensione con meno soldi e più tardi!

Questo è sempre stato l'incubo di lavoratori e lavoratrici. Incubo che si sta maledettamente concretizzando con l’azione congiunta dei padroni e dei governi che si sono succeduti dal 1992 in avanti (senza particolari distinzioni tra centrodestra e centrosinistra, anzi i provvedimenti di questi ultimi sono stati quelli più “efficaci” in tal senso).

Dopo la controriforma Amato del '92 che sganciava le pensioni dalle dinamiche salariali,

Dopo la Riforma Dini del '95, che ha introdotto il metodo di calcolo contributivo totale e misto (totale per i nuovi assunti e misto per chi alla data del 31/12/’95 avesse meno di 18 anni di anzianità contributiva), in base al quale la pensione non è più calcolata sulla media degli ultimi anni di salario, BENSI’ VIENE CALCOLATA sulla base dei CONTRIBUTI VERSATI moltiplicati per un coefficiente di Trasformazione.

Dopo la Riforma di Prodi del 2007 che incrementava l'età pensionabile tramite l'introduzione delle QUOTE calcolate dalla somma dell’età anagrafica + gli anni di servizio (Attualmente la quota utile per andare in pensione è 95, data dalla somma tra un minimo di età anagrafica di 59 anni + 36 anni di anzianità contributiva oppure 60 e 35. Nel 2011 la QUOTA sarà 96, data dalla somma di un minimo di 60 anni di età e 36 di anzianitàoppure 61 e 35. Dal 2013 la QUOTA sarà 97 risultante da 61 +36 oppure 62+35),

OGGI per tutti coloro che sono a SISTEMA CONTRIBUTIVO TOTALE E MISTO si prospetta un nuovo salasso.

Senza alcuna nuova controriforma, ma applicando una norma contenuta nella vecchia riforma Dini, - finora mai applicata nell'ultima controriforma Prodi – dal 1° gennaio 2010 e con cadenza triennale PARTIRA’ un adeguamento al ribasso dei cosiddetti coefficienti di trasformazione, cioè UNA RIDUZIONE di quei numeretti che moltiplicati per i contributi effettivamente versati dal singolo ridurranno nettamente il valore dei futuri importi pensionistici. La perdita per gli attuali quarantenni è al'incirca di un 3-4.000 euro annui e per i nuovi assunti di oltre 5.000 euro. Con il passar degli anni, le perdite saranno ancora più consistenti. Eppure in passato ci avevano parlato di tali riforme come di una necessità per salvaguardare il futuro previdenziale delle giovani generazioni.

Tali coefficienti sono legati all'età anagrafica : ora a 57 anni il coefficiente di trasformazione è 4,720 e nel 2010 sarà 4,419 con un calo del 6,38%; a 65 anni si passa dall'attuale 6,136 al prossimo 5,620 con un calo dell'8,41%) ed in percentuale la perdita è maggiore se si resta più anni al lavoro.

Ma non basta, alla chetichella, nello scorso agosto in un decreto onnicomprensivo, il ministro del lavoro Sacconi ha inserito una clausola in cui si stabilisce che dal 2015 scatterà un incremento automatico dell'età pensionabile collegato all'aumento delle aspettative di vita e le stime prudenziali fatte sempre dagli amici degli amici ci assicuranno che nei prossimi 40 anni ci sarà un incremento di 6 anni per l'età minima per andare in pensione.

In poche parole, direttamente dal lavoro alla tomba.

Sempre che nella tomba non ci si finisca mentre si lavora.

Per coloro che sopravvivono, niente paura, ci sono pronti quei Fondi Pensione che lavoratori e lavoratrici in grande maggioranza hanno finora e giustamente rifiutato e che ora vengono caldamente rilanciati da governo/opposizione di sua maestà/Confindustria/sindacati concertativi.

Cgil-Cisl-Uil e l'attuale loro ruota di scorta (Ugl) hanno sempre o subito o molto spesso apertamente sponsorizzato tutte queste controriforme perchè sono direttamente interessate a difendere la mangiatoia clientelare dei Fondi Pensione, fregandosene altamente del processo in atto di progressiva demolizione della previdenza pubblica.

Diversi ed opposti sono gli interessi ed i diritti di lavoratori e lavoratrici.

NO allo smantellamento della previdenza pubblica!

Ripristino per tutt* del metodo di calcolo retributivo delle pensioni!

35 anni di lavoro, di fatica, sono già troppi!

NO all'adeguamento dei coefficienti pensionistici, No all'ennesimo aumento dell'età pensionabile!Diritto di fuoriuscita immediata per gli/le iscritti/e ai Fondi Pensione!

 

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DA LA TECNICA DELLA SCUOLA ON LINE

Negli ultimi anni i sindacati di base si sono contraddistinti per la loro ferma contrarietà alla rilevazione degli apprendimenti condotta nelle scuole dall'Invalsi. 
Le ultime novità normative potrebbero però cambiare lo scenario. Ne parliamo con Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas.

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Tutto il materiale contro i quiz Invalsi

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Cobas

A Roma  corteo da P. della Repubblica (ore 10)

Oggi la manovraccia bipartisan viene approvata anche alla Camera, dopo il via libera di ieri in tempi record al Senato. Il comportamento della sedicente opposizione parlamentare dopo le pre-dimissioni di Berlusconi e gli ulteriori interventi della UE, di BCE e FMI rendono urgente la mobilitazione generale contro la nuova aggressione ai settori più deboli e indifesi della società, che il Commissario europeo agli Affari economici esige sia resa ancora più micidiale imponendo ben 39 punti sulla scia del diktat franco-tedesco. L’accordo bipartisan, raggiunto in tempi rapidissimi, conferma che il centrosinistra non voleva cacciare Berlusconi per impedirne le politiche antisociali, ma casomai per accelerarle e intensificarle. Insieme promuovono la libertà di licenziamento, il trasferimento coatto di dipendenti pubblici e il loro collocamento in Cassa Integrazione, l’annullamento dei contratti nazionali, il peggioramento ulteriore delle pensioni, la cancellazione dei referendum di giugno, la svendita del patrimonio naturale e artistico, confermando per il Pubblico Impiego il blocco dei contratti fino al 2014 e per la scuola anche degli scatti di anzianità, oltre alla retribuzione dei docenti e al finanziamento alle scuole in base ai grotteschi quiz Invalsi.

LA CRISI VA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA E DA CHI CI SI ARRICCHISCE.