Organi Collegiali Territoriali

Un po' di storia.

 

Cancellato un pezzo di democrazia

Quando 25 anni fa, era il 1974, il Decreto Delegato n.416, istituiva gli Organi Collegiali in ogni ordine di scuola una parte consistente del movimento che aveva contribuito alla democratizzazione della scuola fu assai critico nei loro confronti.

In effetti gli Organi Collegiali nascevano sotto la spinta di un formidabile movimento di lotta che aveva investito la scuola italiana per molteplici aspetti, i contenuti dei programmi, gli ordinamenti, il suo carattere selettivo.

L'istituzione degli organi di democrazia nella scuola non sono stati un provvedimento isolato essa si collocava all'interno una stagione di lotta che ha avuto la capacità di incidere fortemente sugli assetti istituzionali e legislativi della scuola nel nostro paese: risalgono al decennio degli anni settanta la riforma della scuola media unica, la istituzione della scuola materna statale, l'istituzione del tempo Pieno nella scuola elementare e del tempo prolungato nella scuola media, la legge 517 che realizzava in modo esemplare l'integrazione degli alunni handicappati e introduceva la programmazione pedagogica nelle scuole, fino alla legge 270 dell'82 che sanava in modo strategico la condizione del precariato istituendo le Dotazioni Organiche Aggiuntive.

E' interessante notare che ciascuno di questi provvedimenti immetteva elementi di flessibilità e pezzi di autonomia reale per la progettazione delle singole scuole in senso diametralmente opposto a quanto sta avvenendo con la "falsa autonomia" del ministro Berlinguer. Con ciascuno di questi atti legislativi si aprivano, almeno teoricamente, canali amministrativi per accedere alle risorse aggiuntive per realizzare i progetti di adeguamento di programmi, orari, ordinamenti alle esigenze del territorio (possibilità di sperimentazioni sia sui programmi che sugli ordinamenti ex art.2 e 3 del DPR 419, attività integrative e insegnamenti speciali nella scuola dell'obbligo, progetti di qualità ex art. 14 della legge 270….), tutto nel rispetto di un quadro unitario nazionale e senza le derive aziendalistiche dell'autonomia berlingueriana.

Nei confronti degli Organi Collegiali il "movimento" fu particolarmente critico. Le critiche più puntuali furono quella di una sostanziale mancanza di potere degli organi collegiali proprio nel senso di risorse da amministrare di possibilità di scelte sostenute da adeguate risorse e quella di una mancanza di democrazia nelle rappresentanze elette, per cui Clero della scuola, insegnanti, ATA e presidi, veniva assicurata comunque la maggioranza rispetto alle componenti laiche, studenti e genitori. In sostanza una parte importante del movimento valutò gli Organi Collegiali come un tentativo di ingabbiamento e burocratizzazione delle stesse forze che li avevano promossi.

Queste critiche puntuali erano tanto più vere per gli organi collegiali territoriali: consigli di distretto, provinciali e nazionali per cui la parte più radicale del movimento fu emarginata e, in larga parte, non si impegnò nelle tornate elettorali.

Vi furono altre cause che hanno contribuito alla atrofizzazione ed al relativo fallimento degli organi di democrazia nella scuola, tra esse alcune hanno particolare rilevanza.

La particolare debolezza e mancanza di autonomia dalle forze politiche delle associazioni dei genitori, e il progressivo arretramento dell'Associazionismo professionale, allora forte e radicato tra gli insegnanti di tutti gli ordini di scuola. Questo associazionismo, sia si ispirazione Cattolica che di ispirazione laica, ha perso gradualmente i suoi caratteri originali per omologarsi ai sindacati confederali tanto che nelle ultime tornate elettorali le associazioni non hanno neppure presentato loro liste alle elezioni e i loro leader sono confluite nelle liste sindacali.

Il risultato è stato che molti Organi Collegiali si sono trasformati nell'arena delle battaglie di potere e di clientele tra sindacati confederali (CGIL e CISL in particolare) senza nessun collegamento e senza alcuna ambizione di rappresentanza della base elettorale, appiattiti sulle scelte del ministero e dell'amministrazione.

Sicuramente ha influito il clima generale che si è generato e progressivamente affermato dagli anni ottanta in poi di rinuncia alla democrazia partecipata ed all'impegno politico, per cui spesso risultava difficile persino la ricerca dei candidati e le percentuali di votanti erano davvero minime.

La causa che ha influito maggiormente è stata senza dubbio l'ostilità manifesta dell'amministrazione che in misure diverse e in diversi modi ha ostacolato la nascita ed i funzionamento degli Organi Collegiali territoriali.

Emblematica è la storia dei Consigli di distretto che sin dall'inizio hanno dovuto sopravvivere senza sedi o con sedi inadeguate, senza personale, senza risorse costretti a vivacchiare spesso ridotti a passacarte inefficienti tra provveditorati e scuole.

Eppure il distretto era stato, sulla carta, una delle articolazioni più intelligenti ed evolute: la sua determinazione fatta con criteri rigorosi, significativi e aderenti alle specificità dei territori, avrebbero consentito efficacia e sinergia con altre istituzioni e organi presenti sul territorio (a Roma ad esempio I Distretti scolastici coincidevano con le Circoscrizioni e le Unità Sanitarie Locali). Le funzioni del distretto erano chiare e definite: la medicina scolastica, l'orientamento, le attività culturali e sportive per i giovani ma soprattutto la programmazione sul territorio della rete delle scuole. Infatti seppure con in forma propositiva il Distretto avrebbe dovuto intervenire "per tutto ciò che attiene alla istituzione, alla localizzazione e al potenziamento delle istituzioni scolastiche…..e assicurare, di regola, la presenza nel distretto di scuole dello Stato di ogni ordine e grado…".

E' proprio questa attribuzione di compiti che ha fatto resuscitare e riscoprire i distretti da quando la Razionalizzazione si abbattuta sulla scuola italiana cancellando oltre 7.000 scuole dal 94 ad oggi. In questo frangente non sono stati pochi i Distretti che si sono opposti ai piani di Razionalizzazione dei provveditorati o a quelli concertati dai sindacati nei consigli Provinciali, in molti casi sono state le delibere del dei distretti che hanno consentito che i TAR sentenziassero contro la chiusura delle scuole.

Il ministro Berniguer li ha premiati prima esautorandoli completamente dai piani di Dimensionamento con il regolamento relativo dell'autonomia. Poi con il Decreto Legislativo del 22 luglio ’99 cancellandoli completamente dalla geografia di nuovi organi collegiali territoriali.

Naturalmente Berlinguer con il suo decreto legislativo ha fatto ben altro ( vedi articolo a pag…..) ha affossato ogni seppur residuo di democrazia e di rappresentanza a tutti gli organi collegiali rifondati all'insegna del decisionismo e dell'autoritarismo che caratterizzano la sua politica e quella del suo governo.

Resta bruciante la sconfitta di che aveva visto negli Organi Collegiali territoriali un pezzo importante del processo di democratizzazione della società italiana, e per la sinistra tutta che ha perso l'occasione di cimentarsi in un laboratorio di impegno politico democratico che avrebbe avuto una importante ricaduta non solo sulla scuola ma su tutti i cittadini.

Ma sconfitta e rincrescimento non possono costituire un alibi per il disimpegno futuro. Dovrà essere un impegno di tutte le forze democratiche organizzate, e dei singoli cittadini ineressati al destino della scuola pubblica studiare e capire come saturare i pochi spazi di democrazia residui e far saltare gli ostacoli posti da questo governo alla partecipazione e dalla democrazia.

In questo senso i COBAS della scuola si impegneranno fin da settembre perché. Insegnanti, studenti e cittadini siano da subito informati di quest'altra malefatta estiva del ministro.

Piero Castello

Esecutivo Nazionale

COBAS scuola