Espero l'individualista

Cosa c’entra il “si salvi chi può” con la scuola

 

Ormai dal primo gennaio imperversa una forsennata pubblicità per indurre i lavoratori ad aderire ai fondi pensione sotto il ricatto del silenzio/assenso. Una previsione che – almeno per il momento - non coinvolge i dipendenti della pubblica amministrazione, ma che ci consente di collocare la vicenda di Espero nel panorama complessivo di quella che viene chiamata – in maniera fuorviante - la Previdenza Integrativa.
Insomma, ci stiamo sentendo dire da tutti (giornalisti, politici, sindacalisti, banche, assicurazioni, ecc.) che il futuro è incerto e che pertanto per garantirsi una vecchiaia serena bisogna aderire a questi miracolosi fondi che sono presentati come la soluzione al problema della riduzione della pensione, resasi necessaria per evitare il futuro collasso degli istituti previdenziali. 
Peccato che nessuno faccia notare come stanno effettivamente le cose: finora nessuna delle più catastrofiche previsioni costruite ad arte per disegnare questo oscuro scenario per le nostre pensioni si è lontanamente avvicinata alla realtà, anzi la Corte dei Conti ci fa sapere che l’Inps ha accumulato solo negli ultimi tre anni un attivo di oltre 10 miliardi di euro (nonostante 50 miliardi di evasione contributiva annuale) e al Consiglio di Indirizzo e Vigilanza Inps risultano crediti ancora non incassati per altri 50 miliardi di euro. D’altro canto anche l’Inpdap ha cumulato un avanzo di oltre 10 miliardi di euro tra il 2002 e il 2005.
Qual è allora la ragione per cui dovremmo rischiare la nostra buonuscita sui mercati finanziari? Proprio per immettere denaro fresco in un meccanismo che ne ha sempre più bisogno per poter sopravvivere a se stesso. 
La stessa ragione per cui da qualche decennio ci dicono che bisogna privatizzare tutto, in modo tale che ciò che ci eravamo conquistato dopo dure lotte ed era diventato un diritto di cittadinanza (salute, conoscenza, assistenza e previdenza) adesso dobbiamo comprarcelo come consumatori, sopportando un ulteriore costo che fa arricchire a dismisura una piccola parte della società a scapito della stragrande maggioranza di essa.
Per quanto riguarda la previdenza c’è poi da fare qualche ulteriore considerazione.
L’art. 38 della nostra Costituzione recita che “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria ... Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato”. “Preveduti e assicurati” dallo Stato dice la Costituzione che all’art. 2 inoltre “richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Valori costituzionali che mal si conciliano con un meccanismo che – come Espero – sottrae risorse alla previdenza pubblica, nega l’universalità del diritto a una pensione pubblica dignitosa, cancella ogni principio previdenziale solidaristico, diffonde l’egoismo e la competitività tra i lavoratori, mettendo così in dubbio i valori fondamentali del nostro lavoro e il senso stesso della nostra Scuola.
Di fronte a una contraddizione così evidente per quale ragione allora siamo stati scelti come cavie? Espero è infatti il primo tentativo di introdurre anche nel pubblico impiego i “fondi”. Probabilmente la ragione di questa scelta è da ritrovarsi nel fatto che nel più grande comparto del pubblico impiego – con 1.200.000 potenziali clienti – sarebbe stato più facile trovare i primi 30.000 sottoscrittori necessari all’avvio del fondo. 
A chi possono importare le conseguenze per la credibilità stessa del nostro lavoro che provoca l’individualistico “si salvi chi può” prospettato da Espero? 
Tutti i nostri sforzi per abituare i ragazzi ad affrontare solidaristicamente le difficoltà che incontrano non hanno nessuna importanza per chi ci prospetta queste soluzioni individualistiche. 
E su questo aspetto credo non sia possibile far finta di niente se ancora crediamo nel mestiere che facciamo.