Domande e risposte su Espero

Quesiti. Tfr, Espero e fondi pensione

 

Discutendo con un funzionario di una società assicurativa e un ex-bancario e consulente finanziario, si parlava del Tfr e dei fondi pensione. Loro, sostengono che i rendimenti dei Fondi, sul lungo periodo, sono più favorevoli e che il Tfr è anche più rischioso, non è mai accantonato dalle imprese e sempre usato per i loro fabbisogni, e in caso di fallimento della ditta, che a loro dire sarebbe capitato spesso, il lavoratore perde tutto. Vorrei sapere come stanno veramente le cose.

Evidentemente i tuoi interlocutori non sanno che presso l’Inps è da tempo costituito un “fondo di garanzia” per pagare il Tfr (tutto per intero!) delle aziende eventualmente coinvolte in fallimenti o altro, e non mi risulta che nessun lavoratore abbia perso il proprio Tfr.
Certo, anche l’Inps – che ha miliardi di euro di attivo, sì di attivo hai letto bene – potrebbe “fallire” … mi auguro di non esserci, a quel punto banche e assicurazioni sarebbero scomparse da un pezzo con in tasca i soldi dei propri clienti … e l’Argentina di qualche anno fa ci sembrerebbe una barzelletta …
Per quanto riguarda l’accantonamento da parte delle aziende è ovvio che non avvenga, solo chi crede che i soldi generino altri soldi può pensare come Pinocchio che mettendo da parte dei fogli di carta questi crescano. Questo “prestito forzoso” che i lavoratori fanno alle proprie aziende serve a pagare il Tfr di chi esce (pensionato o licenziato) e agli investimenti delle aziende stesse, è questa la ragione della resistenza di molte aziende al meccanismo del silenzio/assenso di Maroni (già ideato dal centrosinistra!).
Per quanto riguarda i rendimenti su un arco di tempo più ampio di quello finora preso in considerazione (cioè da quando esistono i “fondi chiusi”) vorrei proprio sapere a quali dati fanno riferimento i tuoi conoscenti. Se si riferiscono alla fantasiosa “proiezione all’indietro dei rendimenti dei fondi pensione” (Covip, Relazione per il 2004, pag. 88, www.covip.it) che raggiungerebbero lo stratosferico valore del 10,2% annuo nel periodo tra il 1982 e il 2004, contro una rivalutazione del Tfr pari al 5,1, ribadisco quanto abbiamo già scritto sul numero 27 del nostro giornale (http://www.cobas-scuola.it/giornale/index.html): se anche questa performance fosse stata possibile, ci troverremmo di fronte ad una rapina colossale nei confronti delle economie più deboli perché negli ultimi 40 anni il Pil mondiale ha avuto un incremento medio del 3,7%, quindi la differenza “dall'ipotetico rendimento del Fondo sarebbe sottratto a qualcuno che quella ricchezza ha prodotto con il proprio lavoro (la finanza non produce ricchezza, la redistribuisce). Ergo, perché il Fondo possa mantenere quello che promette, "deve" affondare le mani nella speculazione fianziaria” (Severo Lutrario di Attac Italia).
Peraltro dopo poche righe nello stesso Rapporto è precisato che “dal lato del singolo iscritto, tuttavia, i rendimenti time weighted non consentono di valutare i risultati effettivamente conseguiti sulla propria posizione previdenziale” per giungere quindi alla scontata conclusione che “… i rendimenti sono caratterizzati da un elevato grado di incertezza circa i valori che si verranno a determinare in futuro … e le abilità gestionali sono in grado di influenzare tali valori solo in parte”, cioé che tutto è legato agli imprevedibili e altalenanti andamenti dei mercati borsistici e al momento in cui si verificano le oscillazioni rispetto al proprio capitale accumulato. Infatti sono assai diverse le conseguenze di un’oscillazione del rendimento se questa avviene su un’entità diversa accumulata: insomma - come è facilmente comprensibile - un alto rendimento su un montante limitato non compensa un’eventuale minore variazione negativa applicata però a un più alto montante. Anche in questo caso la Covip, non potendo presentare dati soddisfacenti per un confronto diretto e concreto tra rivalutazione Tfr e rendimento Fondi (ricordiamo che nel periodo 2000-2005 il Tfr ha superato i Fondi per oltre il 2,5%, dati Covip), si arrampica sugli specchi di una simulazione a ritroso.
Infine, tieni presente che pochi dipendenti pubblici sono in regime di Tfr e quindi questi confronti hanno un ulteriore elemento di imponderabilità (e sono buono …).

Ho seguito un'assemblea sul fondo Espero, ma mi preme sapere da voi: "la fregatura dov'è?" Anche i colleghi della mia scuola non hanno le idee molto chiare. Mi aiutate a capirne un po' di più?

Ecco un breve elenco delle principali motivazioni della nostra avversione ad Espero e agli altri Fondi pensione.

1. Il meccanismo che determina la costituzione del proprio capitale (“montante” in gergo tecnico) è quello della “capitalizzazione individuale”, un meccanismo che pretenderebbe di garantire un futuro sulla base del valore nominale di quanto versato. La capitalizzazione individuale – tuttora vigente in diversi sistemi pensionistici, le pensioni Usa ti sembrano sicure? Chiedi ai lavoratori Enronn, United Airlines ... – è quella che ha portato al fallimento l’Inps nel dopoguerra, da cui è nato il vigente meccanismo italiano della “ripartizione” che sostanzialmente ripartisce la ricchezza complessiva prodotta dai lavoratori anche con chi non lavora più (la mia trattenuta previdenziale serve a pagare la pensione di mio padre).
Già questo aspetto dovrebbe indurci a rifiutare la logica dei fondi pensione che di fatto erodono dall’interno uno dei meccanismi solidaristici che connotano la nostra società. Espero invece spinge ad una rincorsa individualistica dalla quale i lavoratori hanno ben poco da guadagnare.
La finanza (peraltro così limpida e trasparente ... le attuali vicende italiane non mi sembrano rassicuranti, e a te?) non produce ricchezza, la redistribuisce, pertanto il rischio è quello di innescare lotte che dividono i lavoratori sulla base dei listini di borsa e sugli altri investimenti, piuttosto che unirli nella lotta per ottenere condizioni di vita migliori e quote maggiori di ricchezza complessiva (negli ultimi 25 anni la quota di reddito di salari e stipendi rispetto al Pil è calata di oltre il 12%, a favore di rendite e capitali).

2. La destinazione a privati (Espero è un soggetto privato che poi ha bisogno di consulenti, Banca depositaria, soggetti investitori, soggetti erogatori della rendita vitalizia ... sempre che ci sia) dei nostri soldi non è giustificata se non dalla necessità di costoro di assorbire in misura sempre maggiore quote di ricchezza. Perché, ad esempio, non è stato previsto un volontario aumento della propria contribuzione previdenziale a favore dell’Inpdap? Forse perché non ci guadagnano lor signori?

3. In questi ultimi 6 anni (da quando cioè esistono i fondi chiusi come Espero) il rendimento complessivo dei Fondi è stato inferiore di oltre il 2,5% alla rivalutazione del Tfr ... proprio un bel successo.

4. Non riteniamo neanche positiva la trasformazione del Tfs in Tfr, il meccanismo di calcolo è diverso e il secondo non consente neanche il riscatto dei periodi in cui non c’è stata retribuzione (università e altro).

... questo solo per cominciare, inoltre a me pare proprio offensivo aver usato la scuola come cavia di questa operazione (capisco che lor signori – Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda, Anp e Ministero – abbiano contato sull’alto numero dei dipendenti e sull’esiguo numero di sottoscrittori necessari ad avviare il fondo), io entro in classe parlando ai miei allievi di solidarietà, di un comune risultato che tutti possiamo raggiungere mettendo in comune i nostri sforzi e questi bellimbusti – che fanno le assemblee per Espero e non contro la “riforma” Moratti o sul contratto – propongono invece un “si salvi chi può”, è questo quello che riescono a fare i sindacati “maggiormente rappresentativi”?