L’ABC degli ATA- Autonomia, Business e (neo) Caporalato.

L’ABC degli ATA: Autonomia, Business e (neo) Caporalato.

La “questione” ATA ed al suo interno la situazione degli ex Enti Locali e degli ex LSU è emblematica nella storia della scuola dell’AUTONOMIA.

Negli ultimi anni, e soprattutto nell’ultimo, abbiamo assistito ad un aumento vertiginoso dei carichi di lavoro del personale ATA al quale non ha corrisposto, come sarebbe stato doveroso, una opportuna riqualificazione che aggiornasse e formasse il personale ai nuovi compiti, un aumento significativo delle retribuzioni ed un aumento del numero di addetti.

Paradossalmente l’Amministrazione Scolastica, con l’avvallo, il silenzio o l’acquiescenza dei concertatori sindacali, ha invece “massacrato” gli organici ATA, ha elargito un aumento contrattuale assolutamente vergognoso e non ha previsto (se non in maniera episodica e solo per alcune attività quali l’uso dell’intranet, etc.), alcuna attività di formazione-aggiornamento del personale.

Si aggiunga che nel mare magnum del personale ATA, allo stato, vi sono situazioni giuridiche e di condizioni di lavoro assolutamente diversificate che l’Amministrazione ha “sapientemente” incentivato e usato quale vera e propria strategia di divisione del personale, secondo l’antico principio del “dividi et impera” (……..), che, nel caso specifico, pare assolutamente appropriato.

Infatti nelle scuole, fin dagli scorsi anni, esistevano più tipologie di lavoratori con diversi diritti e garanzie. Al personale ATA tradizionale si sono aggiunti i lavoratori/trici transitati dagli Enti Locali (ai sensi della Legge 124-99), le decine di migliaia di lavoratori precari assunti a tempo determinato ed, infine, i lavoratori/trici socialmente utili.

In questa situazione è ovvio che le aspettative ed i diritti di una fascia di personale possano sembrare alternativi ad altri e ciò è puntualmente avvenuto. Infatti si sono fatte “passare” letture distorte che hanno agevolato il “gioco” di chi intendeva, ed ha inteso, ridurre gli addetti risparmiando sulla pelle dei lavoratori e riducendo in maniera esponenziale la qualità dei servizi.

Una di queste situazioni è quella degli ATA ex dipendenti degli enti locali di ruolo i quali da quasi due anni sono diventati statali ma con minori diritti dei  loro colleghi. Infatti, a tutt’oggi, non hanno ancora avuto alcuna ricostruzione della loro carriera e percepiscono uno stipendio notevolmente più basso di quello a cui avrebbero diritto, con una perdita secca di alcuni milioni all’anno. Si aggiunga che la ricognizione ed il calcolo dei loro servizi verrà comunque fatta con una riduzione della classe stipendiale cui avrebbero diritto in virtù della loro anzianità. Tutto ciò grazie anche alle gravi omissioni, ai tempi ed alle previsioni non mantenute della Legge 124-99 da parte dell’Amministrazione Scolastica e ad un accordo Confederali-ARAN del 20 luglio 2000, reso operativo nell’aprile del 2001, ma non ancora applicato. Vista la pesantezza della situazione creatasi vi sono organizzazioni Confederali che addirittura organizzano ricorsi contro il mancato inquadramento. Assolutamente ridicoli!!!  

Per quanto concerne gli LSU negli scorsi anni era stato previsto che il 30% dei posti disponibili per le “immissioni in ruolo” ATA dovessero essere riservati a tale personale, in servizio da anni nelle scuole, e questa norma (mai applicata), è stata usata ad arte per dividere il personale precario e sviarlo sapientemente dai reali obiettivi. 

Quest’anno infatti, grazie ad atti del caro governo di centrosinistra, è avvenuto che si è deciso che questi lavoratori/trici non dovessero essere stabilizzati nello Stato ed invece si è scelto di appaltarli a quattro “maxicooperative”. IlBUSINESS è stato, successivamente, subappaltato a neo-cooperative locali (affiliate alle maxicooperative nazionali titolari del maxiappalto), dalle quali gli ex LSU sono stati assunti con il contratto privato delle imprese di pulizia. Si noti che non si è ben compreso (ossia si è compreso ma bisogna provarlo in altre sedi), sulla base di quali logiche e di quali regole tali appalti siano stati assegnati. Però è assolutamente emblematico scoprire che in molti casi (al momento in tutti quelli da noi conosciuti), tali cooperative sono gestite e/o presiedute da persone vicine ad organizzazioni sindacali o addirittura da ex sindacalisti (…sic…?!?). 

La situazione lavorativa di questo personale si avvicina allo stato servile da neo CAPORALATO poiché singole unità devono assicurare la pulizia di locali scolastici per 1200 mq al giorno, per un milione e 200mila lire scarse e con un orario settimanale di 30 ore di sfruttamento. Certo è una bella idea di “stabilizzazione” degli ex LSU che rende merito alle migliaia di lavoratori/trici che per tanti anni hanno garantito i servizi nelle scuole per 800.000 lire al mese senza contributi e senza alcun diritto.

Il Ministero, sulla base di tali appalti, ha immediatamente “tagliato” gli organici ATA del 25% con una perdita secca di 34.000 posti di lavoro (centinaia solo in provincia di Cagliari), mettendo le scuole nella impossibilità di garantire addirittura l’apertura secondo l’orario previsto.

Questa situazione è stata ulteriormente aggravata dalle ultime disposizioni sugli organici della Neo-Ministra l’efficientista Letizia Moratti. Infatti, la manager prestata al governo (di mestiere è Broker assicurativo), ha ben pensato di tagliare ulteriormente gli organici ATA riducendo le possibilità di ottenere personale aggiuntivo previste nel decreto 201 del 2000 il quale, di per sé anche lo scorso anno, non consentiva neanche di poter contare sul personale in numero sufficiente alle attività da svolgere nelle singole scuole. Nella nostra situazione locale (grazie al solerte Dirigente Regionale il proconsole Pietrella), vi sono scuole nelle quali l’organico dei Collaboratori Scolastici è stato ridotto di un terzo passando da 20 a 30 unità al quale va aggiunto il taglio di alcune unità di personale amministrativo. Con questi numeri sarà impossibile iniziare le attività scolastiche programmate per assoluta mancanza del personale.

Una parte dei colleghi ATA avevano certamente sottovalutato l’impatto dirompente delle “esternalizzazioni” dei servizi ma si sono dovuti ricredere solo quando si sono accorti di essere perdenti posto e di non avere più la titolarità della scuola di servizio, dalla quale sono stati trasferiti d’ufficio, dopo alcuni lustri di permanenza nella stessa sede.

Il quadro della situazione pare assolutamente chiaro ed emerge in maniera significativa la gravità della situazione che non può certamente essere un “problema” dei colleghi ATA ma che deve essere assunto da tutti come “problema scuola” nella sua interezza.

E’ quindi, a nostro parere, assolutamente opportuno che parta un moto di ribellione al fine di lottare per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici più “deboli”, ed in tal modo difendere anche sé stessi, al fine di ottenere certezze e omogeneità dello stato giuridico e delle condizioni di lavoro di tutto il personale.

In questa battaglia sarà però assolutamente centrale il ruolo e l’atteggiamento che verrà assunto dallo stesso personale ATA.

Infatti, ci pare che il primo atteggiamento da adottare (anche con l’ausilio delle nostre RSU), sia quello di rifiutarsi di effettuare prestazioni straordinarie e attività flessibili non dovute con le quali in molte scuole si tenterà di colmare ai vuoti d’organico. In tal modo si lotterà tutti insieme per ottenere pari diritti e pari dignità per tutto il personale ATA ed ex LSU ed invece emergeranno, come opportuno, i gravi problemi di gestione delle scuole che gli atti governativi e la complicità sindacal-concertativa hanno volutamente creato.

Nicola Giua – Cobas Scuola Cagliari