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Il regolamento dei licei-immiserimento della scuola pubblica

Il Regolamento dei licei: un ulteriore immiserimento della scuola pubblica

Comunicato stampa

Se si guarda al nuovo Regolamento per i Licei approvato oggi dal Consiglio dei Ministri, pensando che abbia dietro un qualsivoglia progetto didattico, non si capisce che, come già per la maestra unica e la fine dei moduli alle elementari, o il Regolamento per i tecnici e professionali da poco varato, l'unica vera chiave di lettura è l'assolvimento, da parte di Gelmini, dei diktat finanziari e "di cassa" di Tremonti e del governo: tagliare ulteriormente la spesa, già infima, per la scuola pubblica, ridurre orari, numero di scuole e di classi, personale docente ed Ata.

Dietro la cancellazione di centinaia di sperimentazioni e indirizzi didattici, dietro la riduzione a sei indirizzi, c'è di fondo solo questo intento immiserente della scuola pubblica e della sua qualità: nel biennio iniziale l'orario sarà ridotto a 27 ore (basti pensare che attualmente in terza media si fanno 30 ore, poi si passa ad una scuola più complessa e articolata e invece di aumentare l'orario lo si diminuisce) e per tornare sopra le 30 ore bisogna spostarsi al triennio (ma comunque non più di 31 ore). In termini formativi significa meno didattica e meno qualità, ma in termini "tremontiani" significa almeno un 7-8% di docenti ed Ata in meno.

Come se non bastasse, nel prossimo anno la "riforma" dovrebbe partire non solo per gli alunni delle prime classi liceali, ma, follemente, anche per le seconde: completa assurdità dal punto di vista didattico, ma perfettamente logico nel Tremonti-pensiero, due tagli invece di uno, di botto, e circa 14-15 mila cattedre che spariscono in un colpo solo.

Poi, se volessimo entrare nel merito didattico e gestionale del "nuovo modello", si potrebbe andare "di fiore in fiore": il latino che sparisce nello Scientifico-tecnologico, la matematica quasi cancellata (2 ore in media) dal Classico, il caos dell'assorbimento degli istituti d'arte nei licei artistici, la gestione degli istituti da parte del "mondo aziendale" come già nei tecnici e professionali, l'offerta formativa opzionale legata a presunte "risorse private delle Fondazioni".

Ma significherebbe già prendere sul serio il progetto tremontian-gelminiano, come se fosse un progetto educativo, seppur contestabile, come se avesse una qualche finalità didattica, quando invece è la ulteriore intensificazione di una catastrofica politica di distruzione e immiserimento delle risorse, degli investimenti, delle potenzialità, degli organici, delle classi e degli orari dell'intera scuola pubblica.

 

Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS

DA LA TECNICA DELLA SCUOLA ON LINE

Negli ultimi anni i sindacati di base si sono contraddistinti per la loro ferma contrarietà alla rilevazione degli apprendimenti condotta nelle scuole dall'Invalsi. 
Le ultime novità normative potrebbero però cambiare lo scenario. Ne parliamo con Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas.

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Tutto il materiale contro i quiz Invalsi

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Cobas

A Roma  corteo da P. della Repubblica (ore 10)

Oggi la manovraccia bipartisan viene approvata anche alla Camera, dopo il via libera di ieri in tempi record al Senato. Il comportamento della sedicente opposizione parlamentare dopo le pre-dimissioni di Berlusconi e gli ulteriori interventi della UE, di BCE e FMI rendono urgente la mobilitazione generale contro la nuova aggressione ai settori più deboli e indifesi della società, che il Commissario europeo agli Affari economici esige sia resa ancora più micidiale imponendo ben 39 punti sulla scia del diktat franco-tedesco. L’accordo bipartisan, raggiunto in tempi rapidissimi, conferma che il centrosinistra non voleva cacciare Berlusconi per impedirne le politiche antisociali, ma casomai per accelerarle e intensificarle. Insieme promuovono la libertà di licenziamento, il trasferimento coatto di dipendenti pubblici e il loro collocamento in Cassa Integrazione, l’annullamento dei contratti nazionali, il peggioramento ulteriore delle pensioni, la cancellazione dei referendum di giugno, la svendita del patrimonio naturale e artistico, confermando per il Pubblico Impiego il blocco dei contratti fino al 2014 e per la scuola anche degli scatti di anzianità, oltre alla retribuzione dei docenti e al finanziamento alle scuole in base ai grotteschi quiz Invalsi.

LA CRISI VA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA E DA CHI CI SI ARRICCHISCE.