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Smantellata la scuola a colpi di delega

Lo sciopero del 15 febbraio

Roma, 1 febbraio 2002

COMUNICATO STAMPA

SMANTELLATA LA SCUOLA A COLPI DI DELEGA

Continua il ricorso alla delega del Governo Berlusconi; l’atto della Ministra Moratti è il segno evidente che si vuole definitivamente escludere dalla discussione sulla riforma scolastica tanto il paese che il Parlamento. Nel momento in cui si decide sulla trasformazione dell’intero sistema scolastico italiano e si sancisce una forte limitazione del diritto allo studio, il Governo ha bisogno di contare solo su se stesso, per evitare di essere definitivamente sconfessato da chi (la maggioranza reale del paese) vede nel processo di riforma un inutile tentativo di mascherare l’appalto della scuola al mondo delle imprese e a quello confessionale.

Il testo con il quale si è presentata Moratti al Consiglio dei Ministri evidenzia tutta la fragilità di una riforma che non ha alcun elemento ideale di riferimento, ma che è soltanto il frutto di una mediazione politica tra le componenti interne alla maggioranza, il che ha permesso alla Ministra di non essere sconfessata dai suoi stessi alleati.

Entrando nel merito:

a)l’anticipo a cinque anni dell’ingresso nella scuola elementare costituisce un’inutile e dannosa scolarizzazione precoce; altro conto sarebbe stato parlare di obbligo scolastico a cinque anni, affidato alle insegnanti della scuola dell’infanzia;

b) la possibilità che le regioni abbiano competenza nella definizione dei programmi scolastici lede gravemente il diritto allo studio ed è un regalo alla visone leghista della società;

c) la divisione tra istruzione (i Licei e i tecnici liceizzati) e formazione professionale regionale (istituti professionali e parte di quelli tecnici) ripropone una concezione classista e gerarchica della società, sconfessata con la riforma della scuola media unica e riproposta ora ulteriormente aggravata dalla cessione alle regioni di tutta l’istruzione professionale e di gran parte di quella tecnica – il che significa il 50% dell’istruzione alle regioni.

Per quanto riguarda i tagli alle cattedre i posti di lavoro che verranno decurtati sono molti di più di quelli che appaiono; a quanto disposto dal decreto taglia–cattedre va infatti aggiunto l’esubero derivante dalla soppressione del tempo pieno alle scuole elementari e medie e quello che la stessa riforma Moratti determinerà con il trasferimento dell’istruzione professionale e di gran parte della tecnica alle regioni.

Per fermare la Moratti, la diminuzione delle sezioni di scuole materne pubbliche, l’espropriazione del tempo pieno e del tempo prolungato alle scuole elementari e medie, la sparizione dell’istruzione professionale statale e di quella tecnica, l’accorpamento selvaggio delle classi intermedie e finali nelle superiori, per riaffermare i diritti dei lavoratori e del diritto allo studio.

SCIOPERO NAZIONALE DELLA SCUOLA

15 FEBBRAIO 2002

MANIFESTAZIONE PIAZZA REPUBBLICA ORE 10.00

DA LA TECNICA DELLA SCUOLA ON LINE

Negli ultimi anni i sindacati di base si sono contraddistinti per la loro ferma contrarietà alla rilevazione degli apprendimenti condotta nelle scuole dall'Invalsi. 
Le ultime novità normative potrebbero però cambiare lo scenario. Ne parliamo con Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas.

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Tutto il materiale contro i quiz Invalsi

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Cobas

A Roma  corteo da P. della Repubblica (ore 10)

Oggi la manovraccia bipartisan viene approvata anche alla Camera, dopo il via libera di ieri in tempi record al Senato. Il comportamento della sedicente opposizione parlamentare dopo le pre-dimissioni di Berlusconi e gli ulteriori interventi della UE, di BCE e FMI rendono urgente la mobilitazione generale contro la nuova aggressione ai settori più deboli e indifesi della società, che il Commissario europeo agli Affari economici esige sia resa ancora più micidiale imponendo ben 39 punti sulla scia del diktat franco-tedesco. L’accordo bipartisan, raggiunto in tempi rapidissimi, conferma che il centrosinistra non voleva cacciare Berlusconi per impedirne le politiche antisociali, ma casomai per accelerarle e intensificarle. Insieme promuovono la libertà di licenziamento, il trasferimento coatto di dipendenti pubblici e il loro collocamento in Cassa Integrazione, l’annullamento dei contratti nazionali, il peggioramento ulteriore delle pensioni, la cancellazione dei referendum di giugno, la svendita del patrimonio naturale e artistico, confermando per il Pubblico Impiego il blocco dei contratti fino al 2014 e per la scuola anche degli scatti di anzianità, oltre alla retribuzione dei docenti e al finanziamento alle scuole in base ai grotteschi quiz Invalsi.

LA CRISI VA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA E DA CHI CI SI ARRICCHISCE.