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I giorni della locusta

Ecco in cosa investono i fondi pensione

Da Il Sole 24 Ore del 27/2/2007 apprendiamo che nel solo 2006, in Gran Bretagna, i fondi di private equity “hanno comprato 1.535 società inglesi per 34 miliardi di sterline, portando il totale dei dipendenti delle società controllate a 2 milioni e 800mila, pari al 19% della forza lavoro delle aziende a capitale privato” di tutta la nazione.

I fondi di private equity sono megafondi speculativi nei quali investono i super ricchi, i più grossi speculatori del pianeta e - per oltre il 35% del capitale - i fondi pensione. Persino “Paul Myners, ex presidente dei supermarket Marks & Spencer e uno dei padri della riforma delle pensioni britanniche, ha detto al Financial Times che i fondi di private equity creano insicurezza ed erodono il benessere dei lavoratori”.
E ci prendono pure in giro dicendo che “se da un lato i lavoratori ci rimettono con i licenziamenti, dall'altra ci guadagnano investendo (con i fondi pensione) in fondi che rendono, tra l'altro, licenziando loro colleghi...”!
“Comprano tutto e poi decidono che cosa fare. Magari dividono l’azienda in tre, ristrutturano, licenziano un po’ di dipendenti per specularci rivendendole o reimmettendole in borsa”. Chi li conosce bene li chiama fondi locusta perché divorano le aziende.
Le private equità “poco a poco stanno diventando una vera potenza. Sono loro ormai a stabilire la geografia economica dei paesi. Sono ricchissimi e di fatto incontrollabili” (Affari&Finanza, 26/2/2007).
”Negli Stati Uniti si calcola che i fondi di private equity abbiano, nel loro insieme, disponibilità liquide per qualcosa come 2.500 miliardi di dollari”, il 50% dei quali arrivano dai fondi pensione. 
Ma, grazie a questi soldi, possono farsene prestare altri dal mercato finanziario. 
E questo è l’effetto leva. Si stima che possa andare da tre a cinque volte il capitale originario. In Europa questi fondi sono partiti dopo ma si stima che abbiano già una disponibilità di 500 miliardi di euro, dalla Gran Bretagna alla Germania e ora anche all’Italia. Finora nel mondo “nessun soggetto ha mai avuto le disponibilità finanziarie dei fondi di private equity” (Affari&Finanza, 26/2/2007).
Le superspeculazioni dei fondi di private equity, hedge fund e altri tipi di mega fondi, oltre a divorare le aziende e a buttare sulla strada una marea di lavoratori, stanno preparando il più grande crack della storia, le cui conseguenze faranno impallidire quelle del tracollo nel 1998 negli Usa del mega fondo speculativo Ltcm che rischiò di travolgere l’intero sistema capitalistico mondiale. Nei mesi scorsi abbiamo avuto solo un primo sentore di quello che sta per accadere: le borse mondiali hanno bruciato 1.000 miliardi di dollari in un giorno solo per un piccolo starnuto della (per ora) piccola borsa cinese. 
Sette mesi fa l'hedge fund Amaranth (Usa) ha mandato in fumo in meno di tre settimane 6 miliardi di dollari su 9 come conseguenza di scommesse sbagliate sui futures del gas, e subito dopo Vega Asset Management ha perso il 75% (cioè altri 6 miliardi di dollari) a seguito di scommesse sbagliate sui titoli del Tesoro Usa. E ora c’è chi prevede che “la prossima recessione farà sembrare la Grande depressione del 1929 una passeggiatina al parco”.

DA LA TECNICA DELLA SCUOLA ON LINE

Negli ultimi anni i sindacati di base si sono contraddistinti per la loro ferma contrarietà alla rilevazione degli apprendimenti condotta nelle scuole dall'Invalsi. 
Le ultime novità normative potrebbero però cambiare lo scenario. Ne parliamo con Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas.

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Tutto il materiale contro i quiz Invalsi

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Cobas

A Roma  corteo da P. della Repubblica (ore 10)

Oggi la manovraccia bipartisan viene approvata anche alla Camera, dopo il via libera di ieri in tempi record al Senato. Il comportamento della sedicente opposizione parlamentare dopo le pre-dimissioni di Berlusconi e gli ulteriori interventi della UE, di BCE e FMI rendono urgente la mobilitazione generale contro la nuova aggressione ai settori più deboli e indifesi della società, che il Commissario europeo agli Affari economici esige sia resa ancora più micidiale imponendo ben 39 punti sulla scia del diktat franco-tedesco. L’accordo bipartisan, raggiunto in tempi rapidissimi, conferma che il centrosinistra non voleva cacciare Berlusconi per impedirne le politiche antisociali, ma casomai per accelerarle e intensificarle. Insieme promuovono la libertà di licenziamento, il trasferimento coatto di dipendenti pubblici e il loro collocamento in Cassa Integrazione, l’annullamento dei contratti nazionali, il peggioramento ulteriore delle pensioni, la cancellazione dei referendum di giugno, la svendita del patrimonio naturale e artistico, confermando per il Pubblico Impiego il blocco dei contratti fino al 2014 e per la scuola anche degli scatti di anzianità, oltre alla retribuzione dei docenti e al finanziamento alle scuole in base ai grotteschi quiz Invalsi.

LA CRISI VA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA E DA CHI CI SI ARRICCHISCE.