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Un referendum per la difesa e il rilancio della scuola pubblica

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Si parte con la raccolta delle firme per il referendum per l'abrogazione parziale della legge di parità. Verrà richiesta la cancellazione dei punti cruciali della L. 62/2000: quelli che equiparano a tutti gli effetti la scuola privata a quella pubblica: dall'inserimento della scuola privata nel sistema nazionale di istruzione ai finanziamenti nazionali e locali; nonché quello relativo alla possibilità di avvalersi di prestazioni volontarie (e gratuite!) di personale docente.
La legge manterrà tutti i vincoli di funzionamento per le scuole private/paritarie, come tutte le regole che devono rispettare.

Unitamente a tutta la Confederazione Cobas, insieme a questo referendum, raccoglieremo anche le firme per altri 5 referendum: per estendere i diritti dello Statuto dei lavoratori (art. 18 divieto di licenziamenti senza giusta causa e art. 35 diritti sindacali) anche ai dipendenti in strutture con meno di 15 addetti e sui 3 quesiti ambientalisti (pesticidi, elettrosmog e smaltimento rifiuti).

 

Allegati troverete un breve vademecum e la normativa per attivare la raccolta delle firme, e un esempio del modulo di raccolta firme sull'art. 18.
Per ulteriori informazioni e materiali rivolgetevi alla sede più vicina.

DA LA TECNICA DELLA SCUOLA ON LINE

Negli ultimi anni i sindacati di base si sono contraddistinti per la loro ferma contrarietà alla rilevazione degli apprendimenti condotta nelle scuole dall'Invalsi. 
Le ultime novità normative potrebbero però cambiare lo scenario. Ne parliamo con Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas.

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Tutto il materiale contro i quiz Invalsi

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Cobas

A Roma  corteo da P. della Repubblica (ore 10)

Oggi la manovraccia bipartisan viene approvata anche alla Camera, dopo il via libera di ieri in tempi record al Senato. Il comportamento della sedicente opposizione parlamentare dopo le pre-dimissioni di Berlusconi e gli ulteriori interventi della UE, di BCE e FMI rendono urgente la mobilitazione generale contro la nuova aggressione ai settori più deboli e indifesi della società, che il Commissario europeo agli Affari economici esige sia resa ancora più micidiale imponendo ben 39 punti sulla scia del diktat franco-tedesco. L’accordo bipartisan, raggiunto in tempi rapidissimi, conferma che il centrosinistra non voleva cacciare Berlusconi per impedirne le politiche antisociali, ma casomai per accelerarle e intensificarle. Insieme promuovono la libertà di licenziamento, il trasferimento coatto di dipendenti pubblici e il loro collocamento in Cassa Integrazione, l’annullamento dei contratti nazionali, il peggioramento ulteriore delle pensioni, la cancellazione dei referendum di giugno, la svendita del patrimonio naturale e artistico, confermando per il Pubblico Impiego il blocco dei contratti fino al 2014 e per la scuola anche degli scatti di anzianità, oltre alla retribuzione dei docenti e al finanziamento alle scuole in base ai grotteschi quiz Invalsi.

LA CRISI VA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA E DA CHI CI SI ARRICCHISCE.