Terza prova
La terza prova negli esami di stato
| La cosiddetta "terza prova" non è solamente un in più rispetto all’esame tradizionale. Ad essa i riformatori hanno esplicitamente assegnato una funzione strategica "per l’effetto di trazione che essa determina sulle attività didattiche" e per "superare l’organizzazione disciplinare dell’educazione scolastica". Non c’è dubbio che gli effetti si sono sentiti: disastrosi, sul piano della didattica e penosi su quello culturale. Il nozionismo e la superficialità che caratterizza l’addestramento a questo tipo di prove non ha eguali nella storia della scuola italiana. La terza prova è il cavallo di Troia per riorganizzare la scuola in funzione della didattica del nulla, quella stessa didattica intesa come criterio di selezione per individuare gli insegnanti "migliori", in occasione del famigerato concorsaccio. La terza prova e tutte le attività connesse, sono funzionali ad affermare lo stile conoscitivo imposto dal modello tecnologico, che sostituisce alla strutturazione gerarchica dei concetti la successione seriale delle informazioni; all’inquadramento dei dati in un contesto globale di conoscenza la loro registrazione isolata; alla riflessione critica ed aperta del pensiero la dicotomia nozionistica chiusa del vero/falso. A prescindere dai casi circoscritti e da particolari ambiti disciplinari nei quali non produce contingentemente danni, la terza prova deve essere svuotata di significato in quanto paradigma di uno studio finalizzato non più alla comprensione critica e all’orientamento etico, ma all’acquisizione di nozioni destrutturate e alle risposte volte alla mera riproduzione di informazioni date dall’insegnante o dal manuale. Essa alimenta didattiche deleterie, in quanto offre la possibilità di dare valutazioni seriali e meccaniche, senza la fatica e la responsabilità del dialogo, dell’ascolto e dell’autocritica. La scuola, se vuole conservare la sua funzione educativa, deve quindi respingere lo spirito con cui è stata concepita. Pertanto: Gli insegnanti, in sede di consiglio di classe, all’inizio dell’anno scolastico, facciano mettere a verbale la seguente dichiarazione: "Il sottoscritto…., docente di …. aderisce al movimento nazionale per contrastare culturalmente la scuola azienda e la falsa autonomia. Dichiara inoltre che il rispetto formale della legge non può escludere un’azione di contrasto culturale delle pratiche didattiche richieste dalla cosiddetta "terza prova", in quanto violano i principi elementari della "serietà culturale" Segnalare in sede di esame, nella relazione del consiglio di classe, l'esistenza di un movimento nazionale avente l'obiettivo finale di una modifica radicale, per quanto riguarda in particolare la terza prova, dell'attuale normativa sull'esame di Stato. Nel regolamento che descrive le caratteristiche formali generali della terza prova scritta negli esami di Stato si legge: La scelta della tipologia da parte delle Commissioni deve tenere conto della specificità dell'indirizzo di studi, delle impostazioni metodologiche seguite dai candidati, delle esperienze acquisite all'interno della progettazione dell'Istituto e della pratica didattica adottata, quali risultano dal documento del Consiglio di classe Considerato il carattere pluridisciplinare della terza prova, la correzione viene effettuata collegialmente dalla commissione All' interno della terza prova scritta deve essere previsto, ove la lingua o le lingue straniere sia o siano comprese tra le discipline dell'ultimo anno di corso, un breve spazio destinato all'accertamento della conoscenza della lingua o delle lingue straniere comprese nel piano di studi dell'ultimo anno La stragande maggioranza degli insegnanti fa svolgere agli alunni diverse simulazioni di terza prova affinchè questi ultimi non siano mandati allo sbaraglio agli esami, in questo modo viene così stabilita a priori la tipologia della prova. Chi non svolge terze prove viene quindi accusato di mandare i ragazzi allo sbaraglio. In realtà se l'obiettivo deve essere quello di condizionare la commissione sulla scelta della tipologia, basta farne solo una, per il rispetto formale della legge, e, nello stesso tempo, dichiarare il proprio dissenso secondo la modalità proposta. Chi ha partecipato agli Esami di Stato sa benissimo che la correzione è tutt'altro che collegiale: ciascuno corregge per proprio conto i quesiti relativi alla propria disciplina. Ciò è comprensibile in quanto gli insegnanti non sono onniscenti. |