Scuola pubblica, scuola privata e lezioni private
Scuola pubblica, scuola privata e lezioni private
| E’ ovvio che, se la scelta cade sulla scuola – istituzione, la sua funzione non debba essere assolutamente affidata a scuole private. Se ne può solo tollerare l’esistenza, perché la Costituzione le ammette, purché sia comunque rispettata la stessa Costituzione, che precisa "senza alcun onere per lo stato". E’ infine da mettere in risalto il problema del ricorso alle lezioni private, nel momento stesso in si pone la questione del rapporto tra scuola pubblica e scuola privata. Non può essere sottaciuto un fatto così diffuso, anche se il rapporto tra il fornitore e il fruitore del servizio, prestato sulla base di specifiche competenze professionali, è molto vario. Tuttavia, considerato che il ricorso alle lezioni private avviene sulla base di un rapporto privatistico, merita fare alcune considerazioni importanti per quanto riguarda l'aspetto del sostegno e del recupero degli alunni in difficoltà. Le novità di questi ultimi anni (corsi integrativi, di recupero etc.) sono state un totale fallimento, ma questa constatazione non deve bastare per rassegnarci a lasciare le cose come stanno. Infatti bisogna considerare che il rapporto che si instaura tra studenti in difficoltà e ripetitore privato è quasi sempre tale da svalutare la funzione pubblica della scuola. Spesso si riduce ad una pura e semplice semplificazione, magari attraverso dettatura schematica di appunti, dei vari contenuti disciplinari allo scopo di facilitarne l'acquisizione, almeno per quanto riguarda le nozioni più semplici. Lo studente resta soddisfatto, ma il processo formativo e di maturazione è proprio vanificato da un ridotto sforzo di apprendimento, che viene facilitato attraverso il lavoro dell'insegnante ripetitore, che solo così giustifica il suo compenso. Si tratta di un rapporto che, il più delle volte, impedisce allo studente di essere lui stesso il protagonista principale del mutamento della propria personalità, che avviene attraverso l'acquisizione dei contenuti disciplinari. Nonostante ciò questi alunni riescono, almeno nella maggior parte di casi, a risolvere il loro problema, quello dell'insuccesso scolastico. Probabilmente potranno continuare la loro carriera scolastica, magari senza mai diventare veri protagonisti delle loro esperienze, ma nella convinzione che non ci sarebbero mai riusciti senza l’aiuto dell'insegnante ripetitore. Il loro successo verrà dunque attribuito all'efficacia di un rapporto formativo del tutto privatistico e, di conseguenza, la funzione pubblica dell'Istituzione Scuola viene, in tali casi, alquanto svalutata. Per questo motivo deve essere la stessa Istituzione Scuola a farsi carico del sostegno e del recupero, in quanto ciò rappresenta il necessario e indispensabile completamento di quella funzione formativa descritta nei punti precedenti. I docenti, pertanto, dovrebbero essere chiamati a fare una precisa scelta professionale: o il loro impegno nella scuola pubblica, considerata come unica istituzione della formazione degli alunni, impegno che implica il totale abbandono di ogni altra attività privata (compreso quella delle ripetizioni private), oppure la scelta opposta. Non è ammissibile che una tale scelta venga condizionata dalla insufficiente remunerazione dell’attività docente. Bisogna avere la forza per pretendere tutte e due le cose: il riconoscimento della importanza sociale della funzione educativa come sopra descritta, accompagnato da un vero e proprio orgoglio di svolgere una tale funzione pubblica all’interno di un rapporto educativo esclusivamente pubblicistico; la pretesa di un trattamento stipendiale decoroso, tale cioè che non debba obbligare nessuno a trovare altre fonti di finanziamento. Fino a che tutto ciò non sia pubblicamente riconosciuto, non dovremmo accettare alcun peggioramento per nessuno rispetto alle condizioni finora riconosciute nella normativa e nei contratti di lavoro. |