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Liceo scientifico 'Dini' Pisa

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Noi sottoscritti docenti del Liceo Scientifico Statale Ulisse Dini di Pisa sentiamo la necessità di esternare la nostra preoccupazione sul destino della scuola statale, alla luce dei fatti e delle proposte di trasformazione in atto nel mondo della scuola.

L’attivazione del ‘telefono spia’ dell’On. Garagnani di Forza Italia, la stesura di un codice deontologico per l’insegnanti affidato ad una commissione presieduta da un cardinale, la presentazione di un disegno di legge che prevede un ‘canale anomalo’ di reclutamento per gli insegnanti della religione cattolica, la proposta di rinnovo degli Organi Collegiali in cui il Collegio dei Docenti viene esautorato e, in pratica, è tutto deciso dal consiglio di amministrazione dove la presenza dei docenti è simbolica, ed infine la riforma scolastica recentemente proposta, sono tutti elementi concreti che devono fare riflettere sul destino della scuola statale in termini di qualità, di laicità e di pluralismo.

Nello specifico si ritiene necessario

Denunciare l’iniziativa dell’On. Garagnani di mettere a disposizione un numero di telefono per chiunque voglia segnalare esperienze di metodica e faziosa propaganda politica attuata da insegnanti durante l'orario scolastico. Riteniamo si tratti di una iniziativa vergognosa, che porta nella scuola la cultura della delazione, ed il cui scopo appare incomprensibile, a meno che non si vogliano redigere liste di proscrizione. Le idee fanno parte della persona e quindi non possono essere ‘disattivate’ o ‘attivate’ a seconda delle circostanze. Ciascuno deve essere libero di esprimere le proprie posizioni in quanto è proprio dal confronto democratico fra le diverse posizioni che avviene la crescita e non è pensabile che alunni delle scuole superiori non dispongano di adeguato senso critico per discriminare la eventuale faziosità degli insegnanti.

Esprimere il nostro dissenso nei confronti della proposta di riforma elaborata dalla commissione del prof. Bertagna relativamente ai punti che prevedono:

Larealizzazione di percorsi separati tra Formazione e Istruzione in quanto alzerebbe notevolmente la probabilità di avere in futuro un alto numero di lavoratori con un livello di conoscenza e aggiornamento culturale basso, perchè, di fatto si avrebbe un percorso formativo al di fuori del sistema scolastico con la conseguente mancanza di garanzia del diritto allo studio per tutti. Tutto ciò può essere evitato integrando la Formazione al sistema scolastico

L’attribuzione di ‘credito formativo’ alla frequenza dei tre anni di scuola materna, in quanto la mancanza di copertura sul territorio nazionale di scuole materne statali rende di fatto impossibile che tutti possano esercitare il diritto a tale credito, a meno che la famiglia non si rivolga a strutture private a pagamento.

La riduzione dell’orario obbligatorio a 25 ore settimanali per tutti gli ordini di scuola, in quanto comporterebbe la richiesta a pagamento di alcuni servizi che la scuola statale già offre, come ad esempio il tempo pieno.

Ladivisione dei piani di studio in percorsi facoltativi e obbligatori in quanto oltre allo smantellamento della cultura nazionale, destruttura la funzione istituzionale della scuola pubblica statale. Tale divisione innesca tra l’altro meccanismi di iniquità sociale e consente a qualunque agenzia esterna di diventare formativa facendo così perdere alla scuola il ruolo di nucleo della formazione.

Lariduzione a 4 anni della scuola secondaria in quanto comporterebbe un impoverimento della qualità della scuola, l’insegnamento sarebbe ridotto ad una ‘infarinatura’ superficiale senza un minimo approfondimento.

La proposta di riorganizzazione della scuola avrà pesanti ricadute sui livelli occupazionali, anche in termini di flessibilità che potrebbe tradursi in una nuova forma di precariato.

Esprimere la nostra contrarietà alla composizione di soli docenti interni della commissione esaminatrice per gli esami di stato in quanto così facendo l’esame si trasforma in una operazione puramente formale e povera di valore formativo e inoltre, si apre la strada alla perdita del valore legale del titolo di studio.

Cobas

A Roma  corteo da P. della Repubblica (ore 10)

Oggi la manovraccia bipartisan viene approvata anche alla Camera, dopo il via libera di ieri in tempi record al Senato. Il comportamento della sedicente opposizione parlamentare dopo le pre-dimissioni di Berlusconi e gli ulteriori interventi della UE, di BCE e FMI rendono urgente la mobilitazione generale contro la nuova aggressione ai settori più deboli e indifesi della società, che il Commissario europeo agli Affari economici esige sia resa ancora più micidiale imponendo ben 39 punti sulla scia del diktat franco-tedesco. L’accordo bipartisan, raggiunto in tempi rapidissimi, conferma che il centrosinistra non voleva cacciare Berlusconi per impedirne le politiche antisociali, ma casomai per accelerarle e intensificarle. Insieme promuovono la libertà di licenziamento, il trasferimento coatto di dipendenti pubblici e il loro collocamento in Cassa Integrazione, l’annullamento dei contratti nazionali, il peggioramento ulteriore delle pensioni, la cancellazione dei referendum di giugno, la svendita del patrimonio naturale e artistico, confermando per il Pubblico Impiego il blocco dei contratti fino al 2014 e per la scuola anche degli scatti di anzianità, oltre alla retribuzione dei docenti e al finanziamento alle scuole in base ai grotteschi quiz Invalsi.

LA CRISI VA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA E DA CHI CI SI ARRICCHISCE.

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TRIONFA LA SCUOLA-MISERIA: BLOCCO DI CONTRATTI E SCATTI A TUTTO IL 2014,  ATTACCATI DOCENTI INIDONEI E SOSTEGNO, MIGLIAIA DI LICENZIAMENTI TRA I PRECARI 

Come se non bastassero i tagli dei posti (20.000 di docenti e 15.000 di ATA) previsti dalla legge 133 per il 211-2112 il decreto legge con il quale il governo ha varato la manovra 2011 prosegue l’immiserimento della scuola pubblica. Ecco le misure previste nell’art. 19 del decreto:

 Blocco dei contratti e degli scatti di anzianità fino a tutto il 2014 : con la scusa di premiare il cosiddetto “merito”  gli stipendi di docenti ed Ata, già bloccati fino al 2013, lo saranno per un anno in più.

Migliaia di docenti inidonei costretti a trasformarsi in impiegati o a subire l’esodo verso altre amministrazioni: i circa 5.000 insegnanti inidonei hanno 30 giorni dalla data di conversione in legge del decreto per chiedere di divenire assistenti amministrativi o tecnici nella provincia di appartenenza. E se non si fa domanda o se in provincia non ci sono posti  mobilità forzata anche in altra regione o verso altri comparti.

Nessun ruolo e licenziamento di massa degli assistenti amministrativi e tecnici precari: se la quasi totalità dei docenti inidonei assumerà i ruoli di assistenti amministrativi o tecnici  spariranno i posti disponibili per le immissioni in ruolo e molti di quelli per gli incarichi e di conseguenza a migliaia saranno i precari licenziati.

Tutto il materiale contro i quiz Invalsi

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