Un nuovo attacco alla scuola pubblica statale
Il PROGETTO DI LEGGE LOMBARDO Aprea-Formigoni
Il progetto di legge Aprea- Formigoni “MISURE PER LA CRESCITA, LO SVILUPPO E L’OCCUPAZIONE”, con il quale in Lombardia si vuole consentire la chiamata diretta dei docenti da parte dei presidi, non è altro che l’attuazione in formula piena dell’Autonomia scolastica e della Regionalizzazione dell’istruzione, previste nel 1997 e nel 2001 dal centro-sinistra, ( art 21 L 59/97 Autonomia scolastica- Cambiamento del Titolo V della Costituzione -2001). Da quando tale trasformazione è stata avviata, le regioni hanno presentato richieste sempre più pressanti in merito alla sua piena applicazione e lo stesso ‘sistema scolastico integrato’ oggi vigente ( stato-privato-regioni che cogestiscono l’istruzione), non è niente altro che il risultato di tale cambiamento.
L’esempio della formazione professionale regionale, che svolge oramai un ruolo primario rispetto a quello sino ad ora assolto dall’istruzione professionale statale, è ben rappresentato dall’art 4 comma 1, lettera a) della legge regionale lombarda, che prevede la possibilità, per l’istruzione professionale statale , di offrire anche percorsi di istruzione e formazione professionale e di rilasciare attestati di qualifica e di diploma per il 3° e 4° anno. Tale possibilità non è, come alcune organizzazioni sindacali vorrebbero far credere ( cgil in primis) , una possibilità in più per l’istruzione statale professionale, ma semplicemente il suo completo assorbimento nella formazione regionale ( così come voleva la Moratti), cosa contro la quale le organizzazioni sindacali concertative non si sono mai scagliate, perché hanno un interesse concreto nella gestione della formazione professionale regionale ( che di regionale non ha che il nome, essendo in realtà 'appaltata' ai sindacati, alle aziende, ai privati e alla chiesa).
La stessa cosa vale per il successivo art 5, comma 2: “ A partire dall’anno scolastico 2012/2013, le istituzioni scolastiche statali possono organizzare concorsi differenziati a seconda del ciclo di studi, al fine di reclutare personale docente necessario a svolgere le attività didattiche annuali. “ dove l’interpretazione dei poteri delle regioni si lega strettamente alla legge sull’ Autonomia scolastica, con la piena delega ai dirigenti in fatto di assunzione e gestione del personale. Non è un caso che anche su questo punto le organizzazioni sindacali ‘concertative’ abbiano salutato tale proposta come ‘ una forma di valorizzazione dell’autonomia scolastica legata al progetto di istituto’.
I Cobas non possono che opporsi ancora una volta all’applicazione di una visone aziendalistica, che rende merce l’istruzione, distrugge la scuola pubblica e fa dei docenti semplici ‘prestatori d’opera’ ,‘ certificatori di competenze’, precari e precarizzati, , ricattabili e assunti a seconda delle esigenze dell’utenza e dei territori.